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Indignarsi con poesia A Sassari la lezione di Hirschman e Polansky

MIchele Spanu
Hirschman e Polansky ieri sera al Teatro Civico (foto Mauro Chessa)
Hirschman e Polansky ieri sera al Teatro Civico (foto Mauro Chessa)

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 SASSARI. Per capire l'America di oggi, in bilico tra crisi della finanza e primi dubbi sul capitalismo, non bastano i giornali o la televisione: ci vuole una dose massiccia di poesia. A una condizione, però. Che abbia il coraggio di raccontare la realtà, come la poesia di Jack Hirschman e Paul Polansky: due personaggi che hanno fatto la storia nel campo della letteratura e dell'impegno civile e che, ancora oggi, hanno ancora molto da dire sull'anima ribelle degli States.  Ieri sera al teatro Civico di Sassari il festival Ottobre in Poesia si è chiuso tra gli applausi grazie a un reading semplice ed eccezionale che ha portato al centro della scena i due grandi poeti americani. Entrambi hanno regalato al pubblico lo spettacolo "Altre Americhe": una comunicazione poetica tra due visioni, quella di Jack Hirschman e quella di Paul Polansky, che permette di raccontare un'altra America, diversissima da quella dei film e dei telegiornali, fatta di piccole e grandi storie, movimenti in difesa dei diritti umani, emarginazione dei neri e dei rom. Gli scritti letti nel reading sono tratti dalle raccolte "Altre Americhe" e "Volevo che voi lo sapeste" di Hirshman e "Undefeated" di Polansky. Versi in cui i protagonisti che permettono di leggere la storia sono i disoccupati, gli ultimi, gli abbandonati e gli "homeless".  Il primo a salire sul palco è Paul Polansky, il poeta dei Rom e vincitore del Human Rights Award della città di Weimar, in Germania. Racconta temi forti come un pugno allo stomaco: il razzismo, la pulizia etnica ma allo stesso tempo è capace di far sorridere ed emozionare con versi dedicati alla famiglia e all'amore. Il vero protagonista della serata è però senza ombra di dubbio il grande Jack Hirschman, classe 1933, esponente di punta della beat generation. Con le sue parole prende il pubblico per mano e lo conduce lontano, per capire da dove è nato quel sogno, ora svanito, di un capitalismo che doveva rendere tutti più ricchi e che invece alla fine ha reso più forti e più drammatiche le differenze tra le classi sociali. C'è chi lo definisce il "poeta rosso" per via della sua militanza comunista iniziata negli anni Ottanta, nel pieno della Guerra fredda. Ma Hirschman è un personaggio che non si lascia intrappolare da schemi o definizioni. Più semplicemente, è un poeta orgogliosamente controcorrente, con un obiettivo ben chiaro, espresso in un suo verso: "una poesia del potere di chi non ha potere".  Le recenti proteste degli indignados sono vive nella mente di Hirschman quando, a metà dello spettacolo, si rivolge al pubblico presentando "L'arcano del libro delle facce". "Dedico questa poesia a tutte le persone che in tutto il mondo stanno protestando contro il capitalismo". Nel poema, si fa riferimento a piazza Tahrir, ma è evidente il collegamento tra l'Egitto, la primavera Araba e le tantissime rivolte per la libertà e l'uguaglianza che, nell'era di Facebook, trovano immediatamente vincitori e vinti, eroi e martiri. Ecco perché il lavoro di Hirschman e Polansky sembra assolvere senza retorica al compito che da sempre l'uomo affida al poeta: trovare un destino per l'umanità.  Con lo spettacolo di ieri va in archivio un'edizione particolarmente ricca per il festival Ottobre in Poesia, guidato in ogni sua fase dal direttore artistico Leonardo Omar Onida e da uno staff professionale come pochi altri. Ieri mattina, ai giardini pubblici di via Tavolara, tutti i protagonisti della manifestazione si sono incontrati per salutare il pubblico con un grande "reading universale". Ma nei tre giorni del festival si sono registrati importanti traguardi in tutti gli eventi. Soprattutto nel mondo della scuola, dove gli incontri tra gli studenti e i poeti hanno scaldato, incoraggiato e rafforzato il legame tra i giovani e la poesia.

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