«Tassi più alti, si gioca sul limite dell'usura»

Francesco D’Onofrio e, a destra, Andrea Sorgentone, responsabile regionale dell’Adusbef

L'imprenditore: le banche lucrano sulla nostra pelle. Adusbef all'attacco

 SASSARI. Da effetto spread a effetto notte: tassi d'interesse e spese bancarie in Sardegna schizzano alle stelle non solo per colpa del terremoto che scuote l'Europa. Alle difficoltà generali si aggiunge una eredità lasciata da Tremonti: è la chance di ricalcolo su basi più convenienti per gli istituti di credito dei margini sino ai quali possono arrivare i costi di un prestito, di un mutuo o di un leasing prima di raggiungere la soglia dell'usura. Sono livelli negativi da guinness. Riportano l'isola agli anni '90. E colpiscono le famiglie come le aziende. «Sì, perché alle banche è stato dato il diritto di raddoppiare, come molte fanno già, l'indice delle oscillazioni applicabili tra il tasso medio globale annuo e il tetto oltre cui si sconfina nel reato di usura», denuncia l'imprenditore Francesco D'Onofrio, attivo nella tecnologia dei servizi innovativi e nell'agroalimentare.  Ma come nasce il meccanismo che fa lievitare le spese? «Mi spiego con un esempio», risponde D'Onofrio, noto per uno sciopero della fame contro il sistema penalizzante per le società sarde negli appalti G8 alla Maddalena, cominciato prima che una inchiesta svelasse traffici e truffe. «Ecco - prosegue - Poniamo che uno abbia un fido sul suo conto corrente: questo vuol dire che può splafonare al di là dei suoi attivi, ma per farlo dovrà pagare interessi e altre spese». «Bene, anzi male: sino a qualche mese fa la somma di ciò che l'istituto poteva ricaricare in corsa con modifica unilaterale passava, poniamo, dal 5 al 7,5. Oggi invece si può arrivare al 12,25. Un metodo folle, si lucra sulla nostra pelle».  Oneri. Quella di D'Onofrio non è un'interpretazione opinabile: le cose stanno davvero come le racconta. Chi in proposito avesse dubbi guardi pure il sito di Bankitalia (o dia un'occhiata alla tabella in questa pagina). Di più: le medesime condizioni sono accordate a tutte le finanziarie autorizzate. Se in Sardegna qualcuno si ritiene vessato, prima faccia bene i conti: a seconda del leasing, del revolving o delle altre forme di finanziamento, potrà parlare di usura solo se saranno oltrepassati tassi-soglia che in certi casi superano il 20-22%.  Boomerang. «Com'è naturale la situazione varia da cliente a cliente», puntualizza ufficiosamente un funzionario di banca che nell'isola segue il settore. «Di ciascuno si valuterà infatti solidità patrimoniale, rating, esposizioni e rischi», chiarisce un altro suo collega. E certo, a cliccare sul web e ad entrare nel sito Pattichiari, si ha ancora un panorama di opportunità piuttosto variegato. Non è insomma detto che le condizioni peggiori siano estese a tutti. Ma la morsa generalizzata e la spada di Damocle lasciata sospesa anche sulla testa di ottimi pagatori la dicono lunga su quali conseguenze disastrose un sistema del genere produrrà nell'isola.  Tutele. «Attenzione, l'effetto delle ultime disposizioni circa il tetto dell'usura comprende le "serie storiche" di tassi dal 1997 a oggi: con quest'innalzamento della soglia parecchi istituti vorrebbero azzoppare le cause avviate dai sardi costretti negli anni a pagare costi record». L'avvertimento arriva dal responsabile regionale dell'Adusbef, avvocato Andrea Sorgentone. Che, a nome dell'Associazione per la difesa degli utenti bancari, fa però una precisazione: «In realtà questi istituti non riusciranno nel loro obiettivo. C'è una via d'uscita: dato che rimane integra la volontà d'imporre interessi elevati e computare nella somma totale persino le commissioni di massimo scoperto a chi è stato ed è in condizioni di bisogno, il dolo resta e quindi i diritti degli utenti colpiti sono più che validi». Nel consigliare a tutti di rivolgersi all'Adusbef per il computo dei tassi effettivi, l'avvocato ricorda «che l'anatocismo è tutt'ora illegale e che oltre la soglia dell'usura non sono dovuti interessi».  Quesiti. Ma perché le banche dovrebbero danneggiare i clienti a tal punto da scoraggiarli dal chiedere soldi? E per quale motivo si troverebbero oggi quasi a negare la loro stessa missione istituzionale? Dato che i vertici degli istituti su questo fronte danno invece notizie rassicuranti, è difficile persino ipotizzare risposte basate su impostazioni così critiche. A livello ufficiale si nega infatti che ci sia una stretta così marcata. E c'è anzi la tendenza a mettere in risalto ogni iniziativa assunta nell'isola per favorire il ricorso al credito. «Come le alleanze con i Consorzi fidi: fatte per agevolare i finanziamenti, e non certo per comprimerli», ricordano tanti in banca.  Dubbi. Ma molti imprenditori sardi si sono fatti un'idea completamente opposta. E Francesco D'Onofrio dà così voce a chi non vuole, o non può, parlare. «I miei conti sono in ordine e le mie società familiari vanno bene: ecco perché posso permettermi di contestare questo sistema», spiega lui, che a 40 anni è già stato vicepresidente della Torres Calcio, ora è amministratore di Televideocom e dà lavoro a una trentina di persone. «La realtà di fondo è che le banche hanno scarsa liquidità: oggi non si fidano ad assumere impegni di scambio neppure tra di loro e vogliono muoversi solo sul sicuro», è la conclusione un po' amara del discorso. Che contiene comunque un interrogativo retorico finale: «Ma perché allora non l'ammettono e si ritirano dal mercato, anziché rimproverare agli altri di non saperci stare e fargli pagare il peso di gravi inadempienze?».  

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