Camere di sicurezza, se un letto in muratura è meglio del carcere

L’esterno della questura di Nuoro

Nuoro, come sono le celle nelle questure e nelle caserme in cui dovranno essere rinchiusi gli arrestati a tempo

NUORO. Tra una cella di sicurezza e una qualunque stanzetta rettangolare di 6-7 metri quadri ci sono due evidenti differenze: la porta d'ingresso e il letto. La porta è massiccia, in metallo, si chiude con un passante e ha uno spioncino che permette di guardare all'interno. Il letto in realtà è un parallelepipedo in muratura, bianco, attaccato al muro, che con un materasso si trasforma nel giaciglio dello sventurato che dovrà passarci la notte. La cella ha altre tre peculiarità: non ha spigoli, né appigli né alcunché di amovibile (per evitare gesti autolesionistici); ha una finestra che illumina la stanza ma che non si può aprire (il ricambio dell'aria è assicurato da un aspiratore); è videosorvegliata da una telecamera nascosta.

La telecamera ha la funzione di impedire che il detenuto possa ferirsi da solo (ma anche che non si faccia del male) o che possa incolpare gli agenti addetti alla sua sorveglianza delle lesioni che si è procurato. Le due celle di sicurezza della questura nuorese sono le uniche a disposizione della polizia di Stato nelle province di Nuoro e Ogliastra. Ovvero in un territorio che si estende per circa un quarto della Sardegna e che conta anche sette commissariati (Siniscola, Macomer, Ottana, Gavoi, Orgosolo, Tortolì e Lanusei) e nove distaccamenti della stradale (Bitti, Laconi, Macomer, Ottana, Nuoro, Fonni, Lanusei, Orosei e Siniscola). Anche tutti i commissariati hanno le celle di sicurezza ma non sono utilizzate perché non rispettano le norme, in particolare quelle imposte dal decreto legge 211 del 2011 voluto dal Governo Monti e studiato dal neo ministro della Giustizia Paola Severino, il cosiddetto decreto svuota carceri.

Le camere di sicurezza sono al primo piano dello stabile occupato dalla questura, in viale Europa, nella parte che ospita gli uffici della squadra mobile. Le due celle, che appena quattro mesi fa sono state ristrutturate e adeguate alle prescrizioni di legge, sono di fronte alla stanza del dirigente della Mobile, Fabrizio Mustaro. Oltre alle celle c'è un terzo bugigattolo, un bagnetto senza finestra, con lavabo e wc in acciaio sempre ancorati ai muri e a terra.

Per legge, nella camera di sicurezza l'arrestato non può essere trattenuto per più di 48 ore. Anche perché altrimenti mancherebbero le condizioni igieniche minime per un soggiorno dignitoso più lungo, dato che il bagno non ha la doccia.

Malgrado siano le uniche due celle che rispettano la legge a disposizione della polizia in un territorio così vasto, nel 2011 sono state utilizzate solo cinque volte (ogni camera può ospitare una persona per volta) su ottanta arresti in flagranza di reato durante l'anno passato. E dunque finora le celle hanno soddisfatto in pieno le necessità della polizia nuorese.

Al contrario, i carabinieri hanno su un maggior numero di «camere» sparpagliate in varie località del Nuorese e dell'Ogliastra.

Oltre che nel comando provinciale di Nuoro, sono nelle nove sedi di compagnia (Bitti, Isili, Jerzu, Lanusei, Macomer, Nuoro, Ottana, Siniscola e Tonara), nelle caserme più importanti (cioè in quelle aperte 24 ore su 24), e nelle stazioni (in tutto 81 nelle due province) che sono state costruite o ristrutturate di recente. E quindi sono presenti anche a Fonni, Mamoiada, Oliena e San Teodoro.

In altre caserme, come a Orgosolo, non sono utilizzate perché non sono state adeguate alle norme, mentre in altre stazioni necessiterebbero di una semplice rinfrescata. Per i carabinieri vale lo stesso discorso fatto per la polizia: a Nuoro e in Ogliastra non c'è un numero di arresti così consistente da poter mettere in difficoltà l'Arma rispetto alle nuove prescrizioni appena approvate dal governo.

Il problema vero sono i costi che la polizia, la guardia di finanza e i carabinieri dovranno sostenere per il sostentamento dell'arrestato: le spese per il vitto (colazione, pranzo e cena) e per la sorveglianza del rinchiuso. Un aggravio che con gli attuali budget al minimo difficilmente le forze di polizia potrebbero alla lunga sostenere. E poi ci sono i costi per trasportare i fermati a Nuoro: è improbabile, per esempio, che il pubblico ministero della procura di Lanusei decida di trasferire il reo nella cella di sicurezza della questura di Nuoro. Appare molto più plausibile, e infatti è quanto succede nella pratica quotidiana, che decida invece di farlo rinchiudere nel carcere di Lanusei. È più comodo sia per il magistrato che per le forze dell'ordine, e molto spesso anche per lo stesso arrestato.
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