Il teatro Civico di Alghero ispirato al Carignano di Torino

ALGHERO. Il teatro Civico di Alghero si trova nel cuore del centro storico. Per raggiungerlo chi arriva da Porta Terra deve imboccare la via Roma e percorrerla fino all’incrocio con via Carlo Alberto....

ALGHERO. Il teatro Civico di Alghero si trova nel cuore del centro storico. Per raggiungerlo chi arriva da Porta Terra deve imboccare la via Roma e percorrerla fino all’incrocio con via Carlo Alberto. Qui si prende a sinistra per trovare poco dopo, a destra, il vicolo del Teatro. La facciata, realizzata in conci di arenaria secondo elementari dettami neoclassici, si affaccia su uno slargo quadrato che per la toponomastica moderna è la piazza del Teatro; ma per la popolazione locale è la «plaça del bisbe», del vescovo, perché, ad angolo col teatro, vi si affaccia il solenne palazzo della Curia. Il vescovo Pietro Raffaele Ardoino – racconta Aldo Sari in un dettagliato articolo sulla storia dell’edificio – fu tra l’altro uno dei primi a protestare quando, nel 1844, si iniziò a parlare della nuova costruzione: paventava che le musiche e i canti, eseguiti così vicino alla sua residenza, potessero essere di disturbo. Il Consiglio comunale prese in esame anche la possibilità di realizzare l’opera altrove, ma alla fine prevalse la scelta di quest’area perché era di proprietà del Comune e non pesava sulle spese da affrontare: vi si trovava sino ad allora un magazzino, noto come «Calasanz», che ospitava il Monte frumentario e alcuni uffici. Anche riguardo al progetto ci furono anni di discussioni, ripensamenti e modifiche, e si riproponeva di continuo la necessità di ridurre i costi. Fu preso in esame in un primo momento il progetto dell’architetto Orsolini, poi si passò a quello dell’ingegner Francesco Poggi, per il quale i modelli rimanevano comunque il «Carignano» di Torino e il Civico di Sassari. Seguirono altre lunghe e contorte vicende per l’assegnazione e l’esecuzione dei lavori, compresi gli arredi in legno, le decorazioni e l’illuminazione. Si arrivò finalmente alla serata inaugurale il 29 novembre 1862, con la rappresentazione dei «Masnadieri» di Verdi. Il cronista magnificava «la bella facciata, che domina tre adiacenti contrade», e poi «i vasti corridoj, le snelle scale, gli spaziosi palchetti», nonché «la sala, bella per vaghezza di forme».

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