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Shardna, indagini per falso in bilancio

La Finanza ipotizza alterazioni contabili per 2,5 milioni. Nessuna traccia della vendita del 2009 al San Raffaele


22 agosto 2012 di Giuseppe Centore


CAGLIARI. Sono a una svolta le indagini su Shardna, la società di genetica nata nel 2000 a seguito di una idea di Renato Soru e fallita lo scorso giugno. Secondo ambienti investigativi, il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza ha concluso un primo troncone di indagini relative alla società inviando una corposa segnalazione alla Procura della Repubblica. Nel documento sarebbe ipotizzato il reato di falso in bilancio e false comunicazioni sociali per gli amministratori e i sindaci del biennio 2007-2008. Per procedura all’invio dovrebbe seguire l’iscrizione degli ex amministratori nel registro degli indagati.

La crisi di Shardna è stata certificata lo scorso giugno con la decisione della sezione fallimentare del tribunale che ha sancito la fine della società. Da quel momento ha ricevuto nuova linfa l’indagine delle Fiamme Gialle che ha analizzato i conti soprattutto del biennio 2007-2008, ritenendo certa una alterazione patrimoniale per 2,5 milioni di euro, (1,5 nel 2007 e l’altro nel 2008). Secondo gli investigatori sarebbero stati capitalizzati costi per ricerca e sviluppo in maniera inappropriata; molte spese non sarebbero state correlate, secondo questa ipotesi investigativa, o attinenti a progetti di ricerca.

Ma non è questo l’unico versante su cui si è indirizzata l’attenzione della Finanza. Ve ne sono altri due, entrambi forieri di sviluppi clamorosi. Il primo riguarda gli esiti della principale attività di ricerca pubblicamente conosciuta: la mappatura del dna di 15mila sardi. Il secondo attiene alla vendita, avvenuta nel 2009 della società alla galassia del San Raffaele del defunto Don Luigi Verzè. Sull’indagine genetica, i finanzieri hanno a lungo cercato gli esiti fisici, o informatici del lavoro svolto, ma si sono arresi: non hanno trovato nulla del lavoro che ha visto impegnati una decina di giovani ricercatori sino a poche settimane fa. Che fine hanno fatto quelle mappe (l’unico cespite aziendale a conservare un valore commerciale e scientifico), dove sono finite? Chi le ha? Risulta alla “Nuova” che la ricerca di quel materiale sia stata fatta non solo in Sardegna ma anche a Roma e a Milano, ma l’esito sarebbe stato negativo.

Dubbi anche sui soldi con i quali il San Raffaele ha pagato Shardna al suo fondatore, l’ex presidente della Regione Renato Soru. Le indagini avrebbero appurato che nei libri contabili di quella cessione (all’inizio per 4 poi scesi a 3 milioni a seguito di una perizia di parte) non c’è traccia. Secondo fonti investigative l’acquisizione di Shardna da parte del San Raffaele serviva ad altro, magari ad accreditare la struttura sanitaria lombarda come attenta alle esigenze sanitarie e scientifiche dell’isola e quindi in grado di meritare l’accreditamento amministrativo per il nuovo ospedale di Olbia. Tracciare i soldi della vendita di Shardna non sarà facile, perchè si sono persi nel mare magnum del crack miliardario del San Raffaele. Ma i soldi sono uno dei sentieri ancora da percorrere. L’altro è quello legato al destino della ricerca. Quale è il valore reale del lavoro svolto dai dipendenti di Shardna in questi anni? Dove sono finiti i dati elaborati? Da chi sono stati verificati? Domande alle quali gli investigatori non sono ancora riusciti a dare una risposta convincente a dissipare i dubbi.

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