Il cavo Sapei ha calmierato i prezzi

Ma l’Autorità dell’energia sospetta alterazioni del mercato e apre un’indagine

CAGLIARI. La questione energetica per la Sardegna, ha un prima e un dopo. Il discrimine è rappresentato dall’entrata in funzione del cavo Sapei, negli ultimi mesi del 2011. Prima l’isola viveva una situazione di non invidiabile isolamento (che però ci ha salvato dal black-out dell’inverno 2009). L’interconnessione precedente, il vecchio caso Sapei era infatti insufficiente ad assicurare la sicurezza nelle trasmissioni di corrente dall’Italia. Per questo motivo, sino allo scorso anno la “riserva”, cioè la potenza non immessa in rete ma pronta a qualsiasi evenienza nell’isola era molto alta, pari all’80 per cento dei consumi. Anche, ma non solo così, si spiegavano i prezzi elevati del chilovattora. Secondo le relazioni dell’Autorità dell’Energia e il Gas, la Sardegna viveva sino a metà dello scorso anno di una situazione di duopolio (Endesa a nord Enel a sud), che impediva l’affermarsi di un vero mercato libero dell’energia. I due giganti la facevano da padroni, producendo oltre il 90 per cento dell’energia immessa in rete (quella prodotta dalla Saras è fuori mercato perchè viene acquistata dal Gestore della Rete tramite il Cip 6). La concorrenza che vi era nel resto del paese, con Enel produttrice del 20 per cento dell’energia globalmente venduta in Italia, da noi non ci poteva essere. Ecco perché il nuovo cavo, da 500 megawatt in entrata e altrettanti in uscita (per motivi tecnici i flussi non possono essere invertiti né accoppiati) doveva garantire condizioni di mercato migliori, aprendo la Sardegna agli operatori della penisola. In effetti l’effetto calmiere c’è stato. Come riporta nella sua ultima relazione al Parlamento l’Autorità per l’Energia, «In Sardegna nel 2001 si è ridotto il differenziale di prezzo con il Continente, che si è attestato a 10 euro al megawattora. Il miglioramento della situazione è imputabile – continua l’Autorità – all’ incremento della capacita di interconnessione con il Continente. In particolare, la piena entrata in operatività del secondo cavo del Sapei avvenuta negli ultimi mesi del 2011 ha portato la capacita massima di interconnessione Sardegna-Continente e Continente-Sardegna rispettivamente a 1.000 MW e 870 MW (in questo calcolo si tiene conto anche del vecchio Sacoi ndr). Questo aumento di capacita ha determinato un allineamento dei prezzi medi in Sardegna con quelli del Continente negli ultimi tre mesi del 2011, che è rimasto con poche oscillazioni nel 2012. Il differenziale medio annuale di 10 euro è interamente attribuibile al periodo antecedente la piena entrata in operatività del cavo». Tutto risolto? Neppure per idea. Sono bastati dei guasti momentanei alla linea per consentire agli operatori di esercitare il loro potere sul mercato, alzando subito i prezzi, e proprio su questo punto l’Autorità ha aperto il 2 agosto una indagine, perché ci sarebbero aspetti poco chiari nel mercato interno. I grandi utenti, come Alcoa che da sola consuma il 40 per cento dell’energia a uso industriale nell’isola e il 20 per cento dell’intera energia consumata, non devono ricorrere al mercato tradizionale. Hanno già contratti pluriennali superprotetti. L’addio degli americani ha ragioni di mercato globale, non industriali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes