Il disagio sociale per le famiglie diventa allarmante

CAGLIARI. Il reddito delle famiglie sarde è diminuito del 10 per cento, contro il 4 per cento della media nazionale, il 46 per cento dei nuclei familiari sardi non è in grado di sopportare una spesa...

CAGLIARI. Il reddito delle famiglie sarde è diminuito del 10 per cento, contro il 4 per cento della media nazionale, il 46 per cento dei nuclei familiari sardi non è in grado di sopportare una spesa improvvisa di 800 euro, le coppie povere sono il 21 per cento, dato cresciuto di 3 punti in un anno soltanto. Tutto questo è attutito dalla forza dei legami fra parenti, che si sono rinsaldati, ma ha anche reso più fragili le famiglie mentre le politiche sociali, ben presenti in Sardegna, hanno perduto progressivamente il loro ruolo perché ingessate in interventi dalla filosofia non più attuale. Questo e molto altro emerge dallo studio “I fragili equilibri” condotto per la Cgil dal sociologo Remo Siza e presentato ieri al Thotel davanti a un pubblico composto da rappresentanti dei comuni (Sassari in testa) della Regione e del terzo settore.

«Indagare il welfare – ha detto Enzo Costa segretario regionale Cgil – ha lo scopo di comprendere la sua vera dimensione ed evidenziare le rilevanti incongruenze che presenta, a volte realizzando forme inique di vantaggio solo per alcuni, basta pensare all’erogazione di sostegno finanziario anziché fornire servizi diretti alla persona». Come ha dettagliatamente illustrato Roberto Abis dell’assessorato alla Sanità, la Regione negli ultimi tre anni ha sostenuto le famiglie in stato di povertà, è intervenuta nei progetti di inclusione sociale e di inserimento lavorativo in tutti campi del disagio con cifre importanti e in crescita e ha sostenuto «servizi innovativi sperimentali in favore della genitorialità aumentando gli asili nido 0-3 anni».

L’indagine di Siza mette in luce «che le politiche sociali sembrano sempre meno capaci di dare risposte alle persone», «molte famiglie sarde sono protette dalla povertà e dagli impoverimenti da un welfaree che riconosce i diritti delle persone con procedure pubblicamente costruite, un’altra parte della popolazione, più ampia, dipende da un welfare che premia le piccole complicità e i comportamenti opportunistici, un welfare sempre più discrezionale in cui le reali condizioni contano parzialmente, mentre è più rilevante la discrezionalità che si riesce a ottenere nella interpretazione delle leggi e nella concessione di provvidenze... si crea perciò una situazione di integrazione sociale limitata, di fragilità delle posizioni raggiunte, che nel breve termine attenua ogni conflittualità sociale, ma nel lungo periodo rischia di compromettere seriamente ogni progetto di sviluppo...».

Le criticità delle politiche sociali sono la debolezza delle forme associative, la scarsa integrazione tra Asl e comuni, l’immobilizzazione di grandi risorse e la perdita di rilevanza delle conoscenze professionali. Interventi di Mariano Porcu, Ettore Cannavera, Gianfranco Bottazzi, Cristiano Erriu, Raffaele Calia e visita finale dell’assessore alla Sanità De Francisci.

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