“Su Re” sarà proiettato per papa Francesco

Il film di Columbu in Vaticano venerdì prossimo durante la visita dei vescovi sardi a Roma

CAGLIARI. Il 17 maggio, venerdì della prossima settimana, papa Francesco guarderà il film “Su Re” di Giovanni Columbu. Il pontefice ha accolto la proposta fatta dall'arcivescovo di Cagliari, Arrigo Miglio. Dal 14 al 17 maggio a Roma si terrà l'incontro tra Bergoglio e i vescovi sardi. In quell'occasione verrà proiettato il film diretto dal regista sardo e prodotto dalla Sacher di Nanni Moretti.

La pellicola è stata presentata per la prima volta al Festival del cinema di Torino lo scorso febbraio e ha poi girato prima nelle sale sarde e poi in quelle delle altre regioni d’Italia. “Su Re”, che racconta la passione di Cristo, è piaciuto ad Arrigo Miglio, che è stato uno dei primi a vederlo. L’arcivescovo di Cagliari ha pensato quindi di portarlo a Roma perché anche il papa lo possa vedere.

«Ovviamente – commenta Columbu – sono molto contento. Dovrei essere a Roma per incontrare il papa mercoledì della prossima settimana. Per il mio lavoro è un riconoscimento importante».

«L'idea di questo film – aggiunge il regista cagliaritano – film risale a diversi anni fa. Mi trovavo a Roma, nella chiesa di Santa Maria in via Lata, e fui colpito da una tavola che riportava su quattro colonne i brani dei Vangeli che descrivono i patimenti inflitti a Gesù. Quelle descrizioni mi fecero pensare a diversi testimoni che avessero visto e poi raccontato lo stesso fatto in base alla propria percezione. Lo stile impersonale dei singoli testi sembrava trasformarsi, rinviare ai raccontatori e rivelare il tono incerto ma ancora più verosimile di un ricordo. Provai nei giorni successivi a leggere il Vangelo trasversalmente, passando da un testo all'altro, e scoprii che il racconto assumeva un'imprevista forza drammatica».

Per Columbu la lavorazione del film è stata un’ esperienza emotivamente molto coinvolgente: «Come mai in precedenza – spiega – avvertii il dolore della tragedia che si narrava e la sofferta esperienza di tutte le umane vicissitudini. Fu allora che pensai a un film sul Vangelo, in cui le scene si ripetessero, quasi come nel "Rashomon" di Kurosawa.Avrei trasposto la storia in Sardegna, perché è il mondo che amo e meglio conosco, permeato di valori che in certi casi sembrano rifarsi all'Antico piuttosto che al Nuovo Testamento. Due universi molto distanti nello spazio e nel tempo si sarebbero incontrati, senza stupirsi l'uno dell'altro, trovando riscontro nella realtà di quel sogno che è nell'animo di molti, scoprire Gesù, qui, tra noi».

Il progetto del film si è poi definito in maniera più precisa: «Nel corso della realizzazione – racconta Columbu – confrontando il progetto con gli esiti che man mano emergevano, l'idea dei "passi paralleli" riferiti ai singoli evangelisti ha lasciato il posto a un'idea forse meno ambiziosa, ma altrettanto affascinante, quella di un sogno, in cui gli accadimenti si ripropongono nella loro perdurante drammaticità e in una sequenza non lineare. Proprio come nell'esperienza del ricordare rituale e collettivo che è la messa cristiana. Ha invece preso risalto l'idea della trasposizione in Sardegna. Un'idea che ha un precedente nella pittura più che nel cinema. Modificando le coordinate geografiche e storiche dei fatti accaduti, le vicende originali tornano a vivere in una luce nuova e si arricchiscono di nuovi possibili significati».

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