Il consigliere che insultò la Isinbayeva: «Sono omosessuale»

Jerzu, Gianluigi Piras ha fatto coming out in Comune. Aveva offeso l’atleta russa per il sostegno alla legge antigay di Putin. Dimissionario dal Pd: «I dirigenti hanno preso altre posizioni»

JERZU. «La premessa del mio discorso ha origini lontane, quando a tredici anni mi sono accorto di provare delle pulsioni per le persone del mio stesso sesso. Qualcosa cambia. Ti ritrovi in biblioteca a leggere e a informarti sull’omosessualità, credendola una malattia per trovarne la cura. Poi scopri che la cura non esiste perché non si tratta di una malattia. Ma non è semplice in una società e in una realtà come la nostra dove senti i padri fare affermazioni del tipo: “Meglio un figlio morto che gay”».

A parlare in pubblico della propria omosessualità, con un inatteso coming out, è Gianluigi Piras, 36 anni, consigliere di minoranza a Jerzu, finito nella bufera il 16 agosto per il commento feroce postato su Facebook a proposito dell’atleta russa Yelena Isinbayeva, colpevole di aver difeso la legge contro i gay di Putin. La campionessa aveva poi sostenuto di essere stata fraintesa, mentre Piras, giovane promessa del Pd, aveva annunciato le dimissioni da tutti gli incarichi politici. Ma venerdì sera ha spiegato che non lascerà più il consiglio comunale, dove, fronteggiando una platea gremita, ha incrociato lo sguardo di ciascuno. «Ho passato gli ultimi quindici anni a battermi, forse anche più che per i diritti degli omosessuali, per contrastare ogni forma di violenza sulle donne. E a chiunque, a prescindere dalle mie intenzioni, si sia sentito offeso dalle mie parole, mal comprese e male interpretate, rivolgo tutte le mie scuse, perché ritengo che insieme alla violenza sui bambini, quella sulle donne sia l’azione più abominevole che possa esistere».

Piras sottolinea gli abusi e le violenze subite da gay e lesbiche in Russia. E qui arriva la precisazione sull’accaduto: «Ho utilizzato quell’espressione volendo significare solo questo: è come se io le avessi augurato una cosa così grave, tanto c’è sempre una buona ragione per dire di essere stati fraintesi. Ho reagito in questo modo per emotività? No. Perché sarebbe comodo dire che la mia condizione personale mi abbia portato a comportarmi così. No. L’ho proprio ragionata. Perché l’intento era tutt’altro».

Non manca la sferzata alle alte sfere del Pd: «Mi dispiace che i dirigenti del mio partito politico abbiano preso posizioni di altro genere. Forse è mancata la volontà di comprendere l’interlocutore. Forse si è troppo spesso abituati a rispondere sì o no, senza capire realmente ciò che c’è dietro». Piras annuncia di essersi dimesso da tutti gli incarichi di partito. Anche dal consiglio comunale, ma in questo caso lo fece via mail, modalità non contemplata dalle norme. Dimissioni, peraltro, mai chieste da nessuno. E infatti in consiglio comunale c’è.

«La forma è sostanza – conclude Piras –. E io ho sbagliato la forma. Ho fatto due errori gravi. E ne ho fatto un terzo oggi. Primo. Ho presentato dimissioni irrevocabili, ma non ho condiviso questa scelta con chi era doveroso condividerla. Secondo. Ho fatto questo passaggio in maniera tecnicamente non corretta. Terzo. Oggi faccio un passo indietro rispetto a quella stessa decisione, anche se sono consapevole che, così facendo, risulto attaccabilissimo».

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