Un dente svela i misteri dei nuragici

I segreti del passato dell’isola emergono da ossa e altri reperti umani studiati all’ateneo di Sassari

Che cosa ci può raccontare sulle antiche popolazioni della Sardegna lo studio dei denti ritrovati negli scavi archeologici? Molto, moltissimo, sia attraverso lo studio della patologia dentale che mediante la metodica della microusura che ha avuto notevole impulso grazie all'utilizzo di sofisticate tecniche di imaging. Di qui è possibile risalire in primo luogo ai meccanismi attraverso i quali l'usura viene prodotta e, quindi, al genere di dieta, alle modalità di preparazione e cottura dei cibi, alla loro conservazione, al tipo di masticazione e ad abitudini o attività correlate con l'utilizzo dell'apparato masticatorio. Ma anche con l' uso extramasticatorio dei denti, per lavorare fibre vegetali da utilizzare per costruire corde ad esempio, o per masticare e ammorbidire le pelli, o per le attività in cui i denti sostituivano pinze , morse, coltelli. Studiate dagli specialisti di quell'affascinante branca del sapere che è la paleoantropologia, denti, crani e ossa (tibie, femori, omeri), rinvenuti nelle sepolture di epoche remote sono in grado di fornire una serie di "informazioni" preziose. Di che cosa si alimentavano, come si procuravano il cibo, quali erano gli stili di vita, quali patologie affliggevano gli abitanti dei nuraghi? E cosa mangiavano i coloni, i soldati, e i funzionari romani che vivevano nell'isola, durante la forte e ordinata dominazione di Roma, dal 238 a. C fino al suo crollo?

Archivio speciale. Le risposte arrivano da un “archivio” tutto speciale: i resti scheletrici: le ossa e i denti, che possono conservarsi per secoli e spesso per millenni, grazie alle loro peculiari caratteristiche strutturali. Quello del Dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università su cui lavora, da anni, l'équipe di paleoantropologi dell'Università di Sassari, in collaborazione con la Soprintendenza, contiene un prezioso materiale, proveniente da tombe di giganti, domus de janas, necropoli. Non scaffalature, carte, libri, ma lunghi tavoli stracolmi di ossa e denti. Si tratta di una parte del vasto materiale osteologico, da cui ha tratto preziose informazioni l'équipe diretta dal direttore del Dipartimento, Andrea Montella e composta da due paleoantropologi, Lino Bandiera e Vittorio Mazzarello, con i loro collaboratori. Per la Sardegna settentrionale si possono citare, per fare un solo esempio, le indicazioni emerse dai rilievi morfologici e paleopatologici effettuati da Bandiera su 225 elementi dentali provenienti dalla Tomba di Giganti “La Testa" ( 1200 a. C), nei pressi di Santa Teresa Gallura. Lo studio ha rilevato un'incidenza della carie nel 4 % degli elementi esaminati e un'usura della corona nel 65%. La percentuale di carie è bassa, a conferma del fatto che la dieta dei nostri progenitori era povera di zuccheri semplici e basata su carne, latte e derivati. Si tratta di un dato comune - come emerge in letteratura - alle popolazioni stanziate, nello stesso periodo, nell'Italia centro-meridionale, che condividevano i comportamenti alimentari basati sulla tradizione agricola e pastorale delle terre che si affacciano sul Mediterraneo.

Età nuragica. Secoli dopo, in età romana, l'alimentazione, pur basata su prodotti dell'agricoltura e della pastorizia, doveva aver conosciuto grandi trasformazioni, grazie anche ad un migliore e più lungo magazzinaggio di certi prodotti, alle tecniche che garantivano una più efficiente raffinazione degli alimenti e, forse, anche all'uso di recipienti per la preparazione dei cibi, resi meno fibrosi e spessi. L'usura dei denti sembra essere inversamente proporzionale al progresso e al miglioramento delle condizioni di vita. Così l'incidenza della carie è più elevata nei denti ( 199) provenienti dalla necropoli romana di “Montalè ( 200 d. C), vicinissima alla città di Sassari: 5,9 % ( contro il 4) ; mentre l'usura della corona è stata osservata nel 68% ( contro il 65% dei nuragici ) : peraltro, i primi hanno rivelato una maggiore gravità delle lesioni. Cosa che potrebbe essere collegata ad un aumento della durata della vita media in età romana, oltre che alla possibilità di conservare i raccolti, con conseguente maggiore disponibilità di cibi con alto potenziale di abrasività , come pani ottenuti dalla macinatura del grano con mole di pietra. Non sono stati rilevati segni di usure “non masticatorie”, provocate dall’utilizzo di rudimentali stuzzicadenti, che dovevano essere assai diffusi tra gli antichi sardi , a giudicare dall'evoluzione degli 'spuligadentes', veri e propri gioielli esposti all'Istituto Etnografico Sardo, usati per un duplice scopo: pulizia dei denti e delle orecchie.

Tecnologie sofisticate. Le ricerche continuano e non manca il materiale su cui proseguire gli studi, nel campo dell’osteologia archeologica, utilizzando le tecniche proprie della medicina moderna, dal microscopio elettronico alla Tac, dallo studio degli isotopi alla biologia molecolare . Attraverso queste moderne tecnologie Vittorio Mazzarello ha ricavato interessanti informazioni, oltre ai dati di antropologia fisica di uomini e donne che hanno abitato quest'isola nel passato, sono state infatti diagnosticate a distanza di svariati secoli, o di millenni, alcune malattie, le cui tracce sono dimostrabili, solo con tecniche molto sofisticate, proprio nelle ossa e nei denti. I tessuti mineralizzati (ossa e denti) sono, insomma, un documento che non ha eguali. Dalle ossa e dai denti è anche possibile estrarre il Dna permettendo di definire alcune caratteristiche genetiche degli individui di cui si stanno studiando i resti. La grande abbondanza di materiali provenienti dagli scavi promette nuove, affascinanti acquisizioni. Verrà dal futuro la chiave per conoscere il passato: il progresso della tecniche di indagine applicate alla studio paleoantropologico delle antiche popolazioni ci permetterà di raccontare con maggiore precisione la nostra storia e - perché no? - di fare giustizia, con la materialità dei fatti - di tanti miti e leggende .

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