Evelino Loi è sicuro: «Priebke è sepolto in Sardegna»

Lo scoop di Repubblica: l’ex detenuto di Barisardo dice di riconoscere le foto. «Nel cimitero del carcere di Isili c’è anche mio padre. Questa cosa non la sopporto»

BARISARDO. «Erich Priebke è in Sardegna, nel piccolo cimitero della colonia penale di Isili. Lo so bene, perché è sepolto a qualche metro da mio padre. E questa cosa mi fa veramente impazzire dalla rabbia».

La pirotecnica rivelazione, la cui attendibilità è ancora tutta da dimostrare, arriva da uno che di fuochi di artificio nella sua vita ne ha fatti brillare parecchi: Evelino Loi, 68enne di Barisardo. Mezza vita in galera, «ne ho fatto 30 anni – racconta –, ma mica ho combinato granché», l’altra metà passata tra manifestazioni studentesche (il primo arresto fu per una protesta in piazza contro il governo Tambroni), rivolte carcerarie, «per quella a Rebibbia mi sono fatto 5 anni in gabbia», spettacolari scalate al Colosseo. La prima appena arrivato a Roma, ancora ragazzo negli anni ’60, quando minacciò di buttarsi nel vuoto se non gli veniva trovato un lavoro. Lo assunsero in Vaticano, come uomo delle pulizie in casa di un Monsignore, si licenziò il giorno dopo. Da allora fece su e giù talmente tante volte (una volta si portò in cima sette amici, tutti sardi, e salirono pure Pasquale Squitieri e Cesare Zavattini per conoscerlo e, racconta lui, invitarlo a cena) da guadagnarsi il soprannome di “stasera mi butto”.

Un’esistenza al limite insomma, o anche un po’ oltre. Intervallata da tre libri di poesie (l’ultimo “Poesie in Catene” presentato pochi mesi fa a Cagliari), l’associazione Detenuti Non Violenti, da lui fondata nel 1986 a Rebibbia, la sua Barisardo, dove è tornato a vivere dal 1995, per la quale si è beccato altri due anni di galera per i blocchi stradali per protesta contro la crisi idrica. E si è anche preso, nel 2001, dai soliti ignoti una bella razione di sprangate.

«Ora sono fuori da sette anni – spiega divertito – un vero record. Ma sono pieno di amici carcerati. E anche di guardie. E, da quando è arrivata la notizia (lo scoop di repubblica firmato dal direttore Ezio Mauro) sulla sepoltura di Priebke in un cimitero di un carcere misterioso, hanno iniziato ad arrivarmi voci, tante. Poi ho vito le foto, e allora non ho più avuto dubbi».

Loi infatti il piccolo cimitero (ancora attivo) della casa penale del Sarcidano lo conosce bene. «Ci ho fatto dentro un anno, nel 1976, ma soprattutto ci è sepolto mio padre, Eugenio. Che è morto mentre era detenuto a Isili nel 1947. Ho anche fatto una foto sulla sua tomba. E l’ho curata praticamente tutti i giorni durante la mia detenzione. Il posto è quello, io non ho dubbi. E ho anche avuto conferme da amici. A Isili sono successe cose strane una notte di questo fine ottobre. E da allora i secondini sono misteriosamente aumentati».

Il giorno di fine ottobre sarebbe quello nel quale, secondo Repubblica, il corpo dell’ufficiale nazista, responsabile nel 1944 del massacro di 335 civili italiani nelle fosse Ardeatine, venne portato via alle 3.45 dall’hangar della base militare di pratica di Mare, dove era custodito dal 16 ottobre dopo esser stato rifiutato da mezza Italia. Dopo due ore venne trasbordato su un altro mezzo e «arrivò – scrive Mauro – a destinazione in piena domenica». Abbastanza da far pensare a un viaggio lungo, in nave magari. Per la Sardegna, ipotizza (non smentito) Il Fatto. Ed effettivamente Mauro racconta di strade «prima comode (la 131?) poi di mezza montagna» di «alberi che si piegano (per il Maestrale?)», del cimitero di un carcere (una colonia penale come Isili), con nessuno che vede «perché non è un giorno di lavoro». E poi le foto, che Loi è sicuro, immediatamente, di riconoscere.

Certo, c’è da dire che Mauro ha ribadito più volte l’intenzione di non svelare il luogo della sepoltura. Che, per questioni di ordine pubblico, deve rimanere segreto. E che dunque l’articolo potrebbe essere pieno di falsi indizi, e le foto pubblicate da Repubblica, ammesso che siano effettivamente di Isili (alcune le somiglianze con quelle di Loi, molte le diversità, anche se tra uno scatto e l’altro sono passati 30 anni), esser false. Non però per “stasera mi butto”: «Quel boia ha ucciso tutta quella gente senza mai chieder scusa. Non l’hanno voluto nemmeno i preti, che dovrebbero accogliere tutti. E deve finire in Sardegna, vicino a un pover’uomo come mio padre, morto in galera per aver rubato un pezzo d’asino. Io questa cosa non la sopporto proprio. E, sono sicuro, non sarò il solo».

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