Per il crac di Carloforte la sentenza il 13 gennaio

Il pm ha chiesto la condanna di Ugo Cappellacci a tre anni per bancarotta La difesa: «Nessun reato». Colpevoli per l’accusa anche altre sette persone

CAGLIARI. Slitta al 13 gennaio la sentenza del gup Roberta Malavasi sul crac della municipalizzata di Carloforte in cui è imputato di bancarotta il governatore Ugo Cappellacci: dopo l’arringa del difensore Guido Manca Bitti, che ha chiesto l’assoluzione con formula piena per il presidente della Regione, il giudice ha inaspettatamente riaperto l’istruttoria e ha disposto un nuovo esame dei consulenti della Procura. Il magistrato intende chiarire alcuni aspetti delle loro relazioni, forse proprio i passaggi che riguardano la posizione di Cappellacci. Si tratterà di alcune domande, subito dopo il giudice dovrebbe ritirarsi in camera di consiglio per la sentenza. Lo scorso 17 ottobre il pm Giangiacomo Pilia ha chiesto la condanna di tutti gli imputati sollecitando tre anni di reclusione per Cappellacci, che dal 2003 al 2006 per diversi periodi è stato presidente del consiglio di amministrazione della municipalizzata. Per l’accusa devono essere condannati anche gli ex amministratori e sindaci della municipalizzata: due anni e dieci mesi a Caterina Simonetti, due anni e otto mesi per Battista Rivano, due anni e sei mesi per Achille Rivano. Ancora: due anni di reclusione per Francesco Luxoro, Paolo Brigaglia, Caterina Arca e Roberto Neroni. Il pm Pilia è convinto che il consiglio di amministrazione di cui Cappellacci è stato presidente dall'aprile 2003 al febbraio 2004 e dal settembre 2005 al marzo 2006, negli anni che vanno dal 2003 al 2006 abbia approvato i bilanci coprendo perdite sempre più pesanti, pur sapendo che i dati riportati non corrispondevano a quelli reali. Lui e gli altri imputati, stando al consulente d'ufficio Giuseppe Aste e ai periti nominati dal pm Andrea Dore e Donatella Masala, avrebbero consapevolmente ritardato e aggravato il dissesto della municipalizzata, finita in un mare di debiti e tra polemiche politiche. Con un danno per le casse pubbliche, perché sulla base di queste valutazioni improprie, nel 2006 il comune di Carloforte acquistò per 69 mila euro quote della società che in realtà non valevano nulla. (m.l)

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