Termodinamico, espropri in agguato?

I progetti EnergoGreen, parla la società: «È un investimento che porterà ricchezza nei territori»

SASSARI. È la visione contrapposta, quella che dietro la distesa di specchi immagina un futuro all’insegna della modernità, dell’energia pulita, ma anche di una nuova integrazione tra le filiere dell’economia. È il solare termodinamico visto con gli occhi degli investitori, delle società che in Sardegna vogliono realizzare quattro impianti, apparecchiando 832 ettari di specchi-convettori per la cattura del calore del sole e la trasformazione in energia. I siti individuati dalla EnergoGreen si trovano nei comuni di Cossoine (160 ettari), Bonorva-Giave (235 ettari), Gonnosfanadiga (200 ettari) e Flumini Mannu-Villasor (237 ettari). I progetti – che prevedono investimenti per 1,09 miliardi – hanno sollevato un mare di polemiche, perché la gente fatica a capire quali siano i vantaggi, le ricadute economiche per i territori. Ma il no non è unanime: una percentuale oscillante tra il 60 e il 70% dei proprietari dei terreni sarebbe pronta a firmare i contratti d’affitto e a ricevere, in una soluzione unica, la somma corrispondente a 1200 euro per ogni ettaro per 30 anni. Restano da convincere gli altri proprietari. La società li avvisa: se non cambieranno idea, i terreni saranno espropriati “perché le centrali sono opere di pubblica utilità”. Se così fosse, i proprietari riceverebbero una somma di denaro sicuramente inferiore. Ma l’ultima parola sui progetti – in attesa che anche la Regione prenda posizione, spetta al Ministero.

La posizione della società. A parlare per conto degli investitori è Luciano Virdis, architetto e amministratore delegato della Flumini Mannu e della Sunwise Capital, società con sede legale a Londra e sede fiscale a Macomer, nello studio dell’architetto Virdis. La Flumini Mannu è la società intenzionata a realizzare l’impianto solare termodinamico a Villasor, l’altra ha presentato la richiesta per l’area individuata tra Bonorva e Giave. Entrambe le società fanno parte della EnergoGreen, che ha incaricato l’architetto Virdis di ricercare i terreni per gli investimenti, svolgere le analisi, contattare i proprietari e firmare i contratti preliminari: su quelli definitivi il sigillo spetta a Tiziano Giovannetti, amministratore delegato di Fintel, società madre che controlla EnergoGreen.

Il progetto. Dice l’architetto Virdis: «Sbaglia chi dice che questi impianti deturpano il paesaggio e non portano vantaggi per le comunità. E sbaglia chi dice che il solare termodinamico predilige le aree desertiche: in Spagna i siti prescelti sono ampi spazi coltivati». Ancora: «Gli impianti non ostacoleranno le normali attività, come l’agricoltura e la pastorizia, anzi le incentiveranno». Come? «Per esempio a Cossoine la piana di Su Padru sarà oggetto di un intervento di sistemazione dei canali di scolo, per rendere l’area più fertile. Si cercherà di valorizzare le produzioni locali e di recuperare essenze perdute, come mirto e corbezzolo. E i pastori potranno continuare a pascolare il bestiame nei terreni: gli specchi sono posizionati a 20 metri di distanza l’uno dall’altro».

I posti di lavoro. Cinquemila nei primi due anni, secondo la società. Molti di meno a regime, ma almeno una settantina nel caso di Cossoine: «E non è vero che in paese non ci sono i tecnici dotati delle competenze richieste», dice Virdis. E poi l’indotto: «Almeno il 70% delle opere sarà realizzato in loco».

Le autorizzazioni. EnergoGreen è accusata di avere estromesso la Regione facendo in modo che le competenze sulla Via (Valutazione impatto ambientale) passassero al ministero dell’Ambiente. Un passaggio reso possibile dall’aumento di potenza termica degli impianti: complessivamente sono 389 i megawatt termici, quanto basta perché le decisioni spettino allo Stato. Dice Virdis: «La società ha presentato ricorso contro le valutazioni del Savi, che sulla base delle indicazioni ricevute dai vari organismi di controllo, come l’Arpas, ha fatto una relazione non condivisibile per quanto riguarda l’impatto ambientale».

I soldi persi. Il ritardo di un anno nella realizzazione dei progetti ha fatto perdere a EnergoGreen i soldi del Conto energia, erogati dallo Stato: nel caso di Cossoine incasserebbe 980 milioni di euro nei prossimi 25 anni, per Villasor 1 miliardo e mezzo.

Rischio espropri. La società non tornerà indietro, assicura Virdis. Se il Ministero non metterà ostacoli e la Via sarà positiva, le centrali si faranno. E gli investitori sono pronti a impadronirsi dei terreni attraverso gli espropri: «Non è quello che vogliamo, il desiderio è trovare un accordo con i proprietari. Ma se sarà necessario lo faremo, perché quest’investimento non può essere bloccato». (si. sa.)

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