Becchi: «I 5 Stelle hanno già deciso, non vanno a votare»

Il filosofo del Movimento traccia la linea da seguire E dà ragione a Grillo: «Giusto non concedere il simbolo»

SASSARI. Di regalare il voto a qualcun altro proprio non se ne parla. Anche perché, per tornare a mettere la croce sul simbolo dei 5 Stelle su una scheda non ci sarà molto da aspettare: le amministrative, le importantissime Europee. E anche le Regionali, visto che, chiunque vinca, non durerà molto. Astensione dunque, di massa. E nervi saldi. Non presentarsi è stato sicuramente uno choc, ma benefico. Che preserva la purezza del movimento. E riporta al centro la vera questione: il programma. E non le piccole e spesso meschine ambizioni personali. Come quelle di chi ha lasciato la lista per candidarsi con altri, ed è davvero un bene, e ha ancora il coraggio di dirsi grillino. O ha tentato di presentare una lista “estorcendo” all’ultimo momento il via libera.

Non la manda a dire, come sempre, Paolo Becchi, professore di filosofia del diritto all’università di Genova, e tra gli intellettuali più ascoltati nel Movimento.

Domani sarà a Sassari, per parlare con gli attivisti. La manda Grillo?

«Vengo da privato cittadino. A fare un convegno su internet e democrazia. Io non ho nessun ruolo politico nel movimento. Sono uno che, come tutti, vale uno».

Grillo sembra valere un po’ di più.

«Grillo è il garante del movimento. E quello che è successo in Sardegna ne è la solare conferma».

Cosa intende?

«Qualcuno pensava che Grillo andasse in Sardegna a decidere chi erano i buoni e i cattivi, che prendesse il controllo. Lui è stato a guardare. E, appena si è accorto che le condizioni per presentare una lista non c’erano, ha esercitato il suo ruolo. E nel modo migliore».

Non poteva dare una mano a risolvere i problemi?

«Prima gli danno del ducetto. E poi si lamentano se non decide tutto lui. Sono critiche pretestuose, come spesso accade».

Critiche che arrivano dai vostri però.

«È chiaro che c’è sgomento e delusione tra gli iscritti. Quella fatta da Grillo è una scelta forte, coraggiosa. E, ragionando con vecchi schemi, addirittura incomprensibile».

Potrebbe costarvi cara

«Non vedo perché. La nostra gente non andrà a votare. E, facendo balzare alle stelle il numero delle astensioni, farà vedere che c’è, e quanto pesa».

Non avete paura di scomparire?

« Siamo nati e vissuti fuori dai palazzi. Dovremmo sparire perché saltiamo un giro? E poi non ci sarà molto da aspettare per andare in Regione».

Dice che il prossimo vincitore non durerà cinque anni?

«Penso che la politica intera, per come la intendono, non durerà cinque anni. E in Sardegna, con i problemi che entrambi gli schieramenti hanno, e il crollo dei votanti che ci sarà, la gente non ci metterà molto a cacciarli via».

Centrodestra e centrosinistra per voi sono uguali. Ma la Murgia? Gli indipendentisti?

«Io posso anche apprezzare, singolarmente, qualcuno. Anche se spesso sono solo foglie di fico dei soliti poteri. O capire posizioni come quelle indipendentiste, ad esempio, presenti nel Movimento in molte realtà locali. Ma nessun accordo politico è possibile. Noi abbiamo un programma, un progetto. Una visione. Che va oltre la Sardegna, l’Italia, l’Europa. Si chiama democrazia diretta, tramite l’intelligenza collettiva della rete. Nessuna alleanza è possibile. E men che mai nessun cambio di voto. Se pensi di poter lasciare il movimento è meglio che te ne vai».

Parla di Antonello Zappadu?

«Non ci si può candidare con un altro e dire che però rimani grillino. Non funziona così. E non si può pensare di guadagnare personalmente dalla militanza. Sono tentazioni passate nella testa di qualcuno che era meglio togliersi».

Come si fa allora a far le liste? La rete qui non ha funzionato molto bene.

«Tutto è migliorabile. E verrà migliorato. Ma il problema sardo non mi sembra sia stato tecnico, ma politico. Ci si è messi a parlar di nomi invece che di programmi forti. Se avessero avuto una piattaforma programmatica solida da cui partire l’accordo sui nomi si sarebbe trovato».

Da dove si riparte?

«Dal lavoro quotidiano. Dalla partecipazione. Da migliorare, stiamo decidendo una legge elettorale. E sul web, non in qualche salotto o segreteria di partito. E poi dalle elezioni Europee, che dobbiamo stravincere».

Dicono che è per quello che non avete fatto la lista, per non far figuracce prima delle Europee.

«Ne dicono tante, ne azzeccassero mai una».

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