Le foto di una dichiarazione d’amore

Fino al 23 febbraio le immagini di “La mia Sardegna”, storico best seller sui costumi sardi

«Ho iniziato a fotografare negli anni Cinquanta – racconta Chiara Samugheo –. Erano tempi duri ma tutti eravamo sicuri che le cose sarebbero cambiate, che con le parole, l'impegno e le immagini avremmo potuto creare un mondo migliore». Nata nel tempo in cui si potevano coltivare illusioni, il suo sogno personale Chiara Papparella, giovane ragazza di provincia, l'aveva presto realizzato; lasciare Bari e raggiungere Milano. La città era un laboratorio fertile per il giornalismo e qui Chiara cominciò a lavorare per diverse testate. I suoi sono reportage di denuncia: i sobborghi di Napoli, gli scugnizzi, uno straordinario racconto dal carcere della “regina degli zingari” il taglio antropologico delle possedute in Puglia.

Ritratti delle star. Durante questi anni conosce il giornalista sardo Pasquale Prunas che gli suggerisce di cambiare il cognome e di adottare il suono dolce del paese del Mandrolisai e Samugheo sarà da allora in poi il suo nome. Arriva il boom e Chiara lavora per i rotocalchi, non più denuncia ma sogni a colori per il grande pubblico del cinema. Eppure nei suoi ritratti delle star la bellezza è sempre un dato umano che annichilisce il divismo, la donna è sempre estremamente più interessante del personaggio. Claudia Cardinale, Monica Vitti ma anche Shirley MacLaine, Liz Taylor, Sofia Loren, Ursula Andress; non c'è bellissima del grande schermo, regista, attore e vip, da Orson Welles, Alfred Hitchcock a Fellini e Martin Scorsese, per citarne alcuni, che non abbiano posato per lei. Centinaia di migliaia di scatti e i libri “Stelle di carta”, “Al cinema con le stelle”. Ritratti che fermano la bellezza e la storia, ma Chiara gira il mondo ed esplora anche altri territori, perfino il fumetto e il fotoromanzo sono interpretati in maniera creativa e nuova negli anni '70. Le pin up di Vargas riviste attraverso una splendida Valeria Moriconi, o i vizi capitali impersonati da Ornella Vanoni. Patty Pravo che diventa la Valentina di Crepax, un po' foto un po' illustrazione è una pietra miliare per il fumetto, opera che se fosse proposta oggi, nell'epoca delle graphic-novel, non perderebbe niente della sua fresca inventiva.

La scoperta dell’isola. Ma la curiosità di Chiara per la realtà non si ferma al mondo patinato dello star-sistem. Attraverso la relazione con Prunas cresce anche l'amore per la Sardegna, e la bella mostra al Museo del Tessile di Samugheo (Murats) aperta fino al 23 febbraio, documenta una delle tante dichiarazioni d'amore della fotografa per l'isola, con scatti dei primi anni '80. Nel titolo “La mia Sardegna” l'evocazione della “Mia Africa” di Karen Blixen una relazione più profonda della fascinazione esotica, piuttosto il riconoscersi in un mondo fuori dal tempo lontano dalle regole e dai tempi della modernità. Nella metà degli anni '70 Chiara intreccia profondi legami di amicizia nell'isola, specie con l'avvocato cagliaritano Renzo Persico – che diverrà presidente del Consorzio Costa Smeralda – . Fu proprio Persico a far conoscere a Chiara l'artigiana di Samugheo Grazia Pitzalis. Nascerà una amicizia alimentata dallo straordinario viaggio in cui tessitrice condurrà la fotografa attraverso l'universo degli abiti tradizionali sardi.

Alla ricerca degli abiti. Le due donne recuperano gli abiti più belli, le ragazze che lavorano ai telai nel laboratorio di Grazia faranno da modelle. La sua capacità di lavorare da grande professionista le permette di contattare i modelli, costruire i suoi set straordinari – sempre in location complicate – e fare gli scatti in poco più di sei mesi; un record. Chiara si fa annunciare dal sindaco del paese che intende visitare, contatta i parroci che alla fine della messa invitano i compaesani che possiedono un abito tradizionale a presentarsi all'appuntamento con lei per le fotografie. E la gente risponde; il costume ridiventa un vanto da mostrare, i ricami e i gioielli riaffermano la bellezza dei giovani e il prestigio della comunità che la foggia di volta in volta rappresenta. La fotografa percorre in lungo e in largo l'isola. Instancabile, capace di creare diversi set anche in una sola giornata, se le distanze da un paese all'altro lo permettono. Chiara è completamente assorbita e sempre più innamorata della “sua Sardegna” che descrive come mai era accaduto.

I set fotografici. Un modo assolutamente nuovo di vedere il vestire antico, la sfilata della sagra è lontanissima. I modelli posano nella natura con cui i colori degli abiti si incontrano o contrastano in un fraseggio di linee e tonalità, la presenza della fotografa – come capita spesso nell'opera della Samugheo – si percepisce con forza, non sono occhi invisibili che documentano la realtà rubando l'attimo, ma set perfettamente costruiti e pianificati secondo il volere dell'artista. Come nell'immagine dell'altipiano innevato dove i due ragazzi si tengono per mano, la precisa organizzazione del piccolo corteo con gli ombrelli verdi sulla sabbia candida di Capo Comino, con le gonne magicamente aperte con qualche sotterfugio, per godere della decorazione, le geometrie nere delle vedove rimarcate dalla foto di spalle sui graniti dello sfondo o gli incredibili ricchissimi ricami della ragazza seduta in un bosco selvaggio, c'è sempre un gesto rarefatto, elegante e contrastante che ricorda Richard Avedon che fotografa “Dovima con gli elefanti”.

Se la sagra è lontana ancora più distante è la Sardegna realista e in bianco nero della denuncia sociale – mondo che comunque la Samugheo come si è detto ha praticato con successo –. Sembra che il sogno della sconfitta della miseria si sia trasformato nella nostalgia della civiltà agropastorale, una favola forse, ma meravigliosamente illustrata.

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