La Nuova Sardegna

Cellino condannato per contrabbando

di Mauro Lissia
Cellino condannato per contrabbando

Importazione illegale della barca Nelie: il giudice infligge una multa di 600mila euro. Salta l’acquisto del Leeds?

19 marzo 2014
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CAGLIARI. Una multa di 600mila euro perché colpevole di contrabbando doganale, con la confisca del lussuoso monoalbero a vela Nelie: è arrivata una nuova mazzata giudiziaria sul capo di Massimo Cellino, un colpo meno pesante di quanto avesse chiesto il pm Andrea Massidda - un milione e 165mila euro - ma che costerà quasi certamente al padrone del Cagliari il via libera della federazione inglese per l’acquisto del Leeds, la società calcistica di cui vorrebbe diventare padrone incontrastato.

A salvare Cellino da una sanzione più dolorosa è stata la decisione assunta dal giudice Sandra Lepore di concedergli le attenuanti generiche. Una scelta, considerato il corposo curriculum giudiziario del presidente rossoblù, che ha sorpreso il pubblico ministero: «Vedremo le motivazioni - ha detto Massidda - e valuteremo se ricorrere in appello sull’entità della pena». Di certo ricorrerà la difesa, sostenuta con passione dall’avvocato Giovanni Cocco. Ma prima che si possa parlare di secondo grado Cellino dovrà affrontare uno dopo l’altro, tra aprile e maggio, altri due procedimenti per contrabbando doganale: uno legato all’importazione illegale di una Land Rover, per la quale sul fronte tributario è già stato condannato a pagare diritti doganali per 36.500 euro. L’altro all’imbarcazione Lucky 23, sequestrata a luglio dell’anno scorso, per la quale pende il giudizio. A questi si aggiunge la sentenza della commissione tributaria pronunciata il 9 aprile dell’anno scorso, che ha condannato Cellino a pagare 388mila euro per l’iva all’importazione evasa sull’introduzione nel territorio italiano della Nelie. Anche su questo versante ci saranno i processi d’appello, ma per il momento la partita si chiude con la vittoria dell’agenzia delle dogane e della Guardia di Finanza.La vicenda della Nelie non è che la replica delle altre operazioni condotte da Cellino - secondo le accuse - per portare in Italia beni di lusso senza pagare le tasse. In questo caso, stando alla ricostruzione della Procura, Cellino ha deciso di acquistare l’imbarcazione, che ha un valore vicino a un milione e 850mila euro, negli Stati Uniti. Un mese prima però ha costituito la società Freetime, di cui è amministratore, che per la commissione tributaria e per la Procura «non è che uno schermo» utile a «eludere il pagamento dei diritti che sarebbero dovuti essere versati in caso di importazione definitiva». Uno stratagemma smascherato dalla Finanza e dall’ufficio delle dogane quando Cellino è stato fermato al timone della Nelie, in piena navigazione nelle acque italiane, senza che il suo impegno da comandante dell’imbarcazione avesse alcun legame con l’attività della Freetime.

Il difensore ha sostenuto con forza che Cellino non ha commesso alcun reato: la barca - secondo l’avvocato Cocco - era stata introdotta in acque italiane solo temporaneamente e per questo non sussisterebbe alcun obbligo di pagare l’iva all’importazione. Tesi che non ha superato il vaglio del giudice tributario e neppure di quello penale. Se la sentenza verrà confermata nei gradi successivi la Nelie verrà messa all’asta e Cellino dovrà versare quanto stabilito dai giudici. Uscito con il patteggiamento della pena dal processo per il grano d’oro, dov’era imputato di truffa e altri reati, Cellino è stato successivamente condannato per falso in bilancio ed è ora indagato con l’accusa di evasione fiscale per la vicenda della Karalis Arena e per peculato, violazione delle norme urbanistiche e paesaggistiche per la complessa vicenda nata attorno allo stadio quartese di Is Arenas.

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