Prodotti eccellenti ma scarsa produzione Ai sardi piace amara

Tra gli appassionati la birra sarda non è più una semplice curiosità. Le affermazioni dei birrifici isolani in importanti concorsi nazionali dimostra che, con fatica e molta determinazione, gli...

Tra gli appassionati la birra sarda non è più una semplice curiosità. Le affermazioni dei birrifici isolani in importanti concorsi nazionali dimostra che, con fatica e molta determinazione, gli operatori sardi hanno imboccato la strada giusta. La formula è semplice:qualità, qualità e qualità. Ma anche un guizzo di intelligenza che conferisce alle nostre birre un tocco particolare che altrove, spesso manca. Ecco la birra ottenuta dal grano Cappelli, o con l’impiego del mosto di Cannonau e non solo nelle etichette di forte caratterizzazione identitaria. Ma le birre della Barley si vendono, innanzittutto, perchè sono buone.

«Il pianeta birra in Sardegna cresce a ritmi interessanti– dice Antonio Furesi dell’Associazione italiana sommelier, studioso ed esperto del fenomeno– I volumi sono ancora modesti: siamo intorno ai 150-300 ettolitri all’anno. Ma la qualità migliora di mese in mese».

«Non sono tutte rose e fiori – dice Fabio Piredda della birroteca Hamelin– E la crescita si registra più a livello produttivo che commerciale a causa delle forti accise che penalizzano la vendita del prodotto. Consideriamo, poi, che la materia prima per fare le birre sarde le dobbiamo importare dall’estero. E questo raffredda la voglia di molti homebrewer di fare diventare un lavoro questa passione».

Cambiano anche i gusti degli appassionati e ormai le birre “luppolate”, più amare, piacciono più che in passato.

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