Inchiesta sulle ville, Arzachena collabora con l’Agenzia entrate

Il sindaco: «Uffici a disposizione del Fisco e della Finanza» L’assessore: «Non bolliamo gli stranieri come evasori»

ARZACHENA. L’ indagine sulle ville di lusso della costa gallurese, intestate a società registrate in paradisi fiscali promette risvolti eclatanti. La procura di Tempio è pronta a stanare le volpi dei mattoni dorati grazie alla rete di indizi cucita dalle Agenzie delle entrate. Che in questi mesi hanno anche bussato alle porte dei comuni in cui si trovano le residenze a cinque stelle. Tra questi Arzachena, nel cui territorio sorge la Costa Smeralda.

Mano tesa. «Da quando ci siamo insediati, un anno e mezzo fa, collaboriamo puntualmente con le Agenzie delle entrate, sarde ma anche del nord Italia, e con la guardia di finanza – spiega il sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda –, mettendo a disposizione i nostri uffici Tributi, Urbanistica e polizia locale. L’obiettivo è dare risposte in tempi rapidi».

Ma nessuno pensi alla Costa Smeralda come a un paradiso di evasori. «La maggior parte delle seconde case in Costa appartengono a stranieri – spiega l’assessore all’Edilizia privata Gianni Baffigo –. Ma sarebbe sbagliato bollarli tutti come evasori. Sono in tanti quelli che sono proprietari di immobili in modo regolare, pagano le tasse comunali, l’Imu, la Tares, creano occupazione e indotto per il territorio».

Poveri o nababbi? Eppure secondo i calcoli fatti dalla task force di specialisti coordinata dal procuratore, Domenico Fiordalisi, sono 2500 le ville di lusso intestate a società estere, ma controllate da cittadini italiani. A utilizzarle nel periodo estivo sarebbero cittadini italiani con una dichiarazione dei redditi al limite della povertà.

È su questi furbi che si concentrano le attenzioni della procura. Al momento, come ha precisato lo stesso Fiordalisi, non è stato ipotizzato o contestato alcun reato. Il quadro verrà definito meglio nelle prossime settimane.

L’obiettivo dell’inchiesta è dare un nome a chi si nasconde dietro le società di comodo costituite nei paradisi fiscali, dal Lussemburgo alla Svizzera alle Antille passando per le Cayman e Panama.

La task force. Intestare gli immobili che si trovano sul territorio nazionale a società estere fittizie, che non hanno nessun legame imprenditoriale con l’Italia, è una strategia illegale di risparmio. Il modo per sottrarre al fisco alcuni beni sui quali si dovrebbero pagare i tributi.

Si parla di milioni di euro. Specialisti ed esperti affiancano il procuratore Fiordalisi nella battaglia di legalità tra i mattoni della costa gallurese, da Porto Rotondo a Porto Cervo fino a Palau.

Lavorano insieme gli uomini della polizia tributaria e del Gico di Roma; gli investigatori delle fiamme gialle, di Olbia e Sassari, ma anche del centro Italia; i funzionari degli uffici dell’Agenzia delle entrate di Olbia, Sassari e Tempio.

Nel team di specialisti c’è anche Pasquale Debidda, generale di corpo di armata della guardia di finanza, uno dei massimi esperti italiani in materia di evasione fiscale. Nel mese di marzol’alto ufficiale era stato in Sardegna e aveva incontrato il procuratore di Nuoro, Andrea Garau e quello di Tempio, Fiordalisi.

Le prime scoperte. Il primo campanello di allarme risale alla fine dello scorso anno. Un controllo incrociato sulle denunce dei redditi di alcuni habituè delle coste galluresi extra lusso aveva fatto emergere delle situazioni poco chiare.

Il tenore di vita denunciato da alcune persone mal si conciliava con vacanze da sceicchi, in residenze con vista sul mare e confort da reali. Dati preziosi che si aggiungono a quelli raccolti due anni fa dalla guardia di finanza grazie alla collaborazione del Consorzio Costa Smeralda.

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