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Mario Bruno espulso dal Pd di Alghero: «Concorrenza sleale»

di Gianni Olandi
Mario Bruno espulso dal Pd di Alghero: «Concorrenza sleale»

La motivazione: è candidato sindaco contrapposto al partito L’ex consigliere regionale: il segretario locale non può farlo

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di Gianni Olandi

ALGHERO

Il Partito Democratico è diventato ormai una vera e propria Santabarbara, pronta a esplodere con cadenza quasi sistematica, da Nord a Sud dell'Isola. È, un fuoco d'artificio a ripetizione e l’ultimo è davvero clamoroso: l’espulsione dal partito dell’ex capogruppo in Consiglio regionale, Mario Bruno, ora candidato sindaco ad Alghero con una lista civica contrapposta a quella ufficiale del partito.

Il comunicato. Nella tardissima serata di ieri il Pd algherese ha diffuso una nota – è firmata dal segretario cittadino Mario Salis – con cui informa che il partito ha espulso Mario Bruno, già vice presidente del consiglio regionale e capogruppo dello stesso Pd nell'aula di via Roma nella passata legislatura. Una decisione piuttosto clamorosa che giunge, tra l'altro, in piena campagna elettorale per le amministrative catalane.

Cartellino rosso. Si sapeva che le norme interne del Pd in presenza di una candidatura avversa al partito da parte di un iscritto, sono piuttosto severe, ma molti ritenevano che ci fosse tempo per entrare nel merito dell’ennesimo conflitto interno. La decisione è stata invece istantanea. Il segretario Mario Salis ha scritto che il provvedimento di espulsione è stato assunto in base allo Statuto del Partito Democratico, il comma nove dell’articolo due, e anche nel rispetto degli organi collegiali e «delle decisioni assunte con metodo democratico dagli stessi organi interni». Per effetto del cartellino rosso, cioè l’esclusione dall’anagrafe degli iscritti, Bruno – si legge – «non potrà essere registrato fino a tutto il 2015».

La replica. Quella dell’ex consigliere regionale e ora candidato sindaco è stata pronta e sarcastica. «Ora non ho tempo – ha detto Mario Bruno – per occuparmi del segretario cittadino del Pd e delle sue esternazioni, se non con un sorriso. I problemi di Alghero e la ricerca delle soluzioni in una campagna elettorale davvero partecipata, che cerco di affrontare come sempre in stretto rapporto con i cittadini, non mi permettono di sprecare neanche un minuto in sterili litigi e in inutili provocazioni. Vedo purtroppo un Pd che continua a isolarsi e a fuggire. Tra l’altro, Salis non ha titoli per espellere nessuno, tanto meno il sottoscritto. Semmai spetterebbe al Comitato regionale di Garanzia. Ma evidentemente quel Comitato dovrà occuparsi nel contempo anche della mancata applicazione da parte del segretario del circolo di un altro articolo del nostro Statuto: la grave violazione delle regole di democrazia interna. E’ a tutti noto che ho depositato nei termini oltre 640 firme di cittadini algheresi per partecipare alle primarie, l’unico ad averlo fatto nel partito e nella coalizione. In assenza di altri candidati, dicono le norme, l’unico che ha presentato la candidatura diventa a quel punto il candidato ufficiale. Non è stato così. Il segretario in maniera unilaterale, fuori da ogni norma e senza convocare gli organi del partito ha proposto – conclude Bruno – un altro candidato”. L'altro, si sa, è Enrico Daga, assessore provinciale alla Programmazione, che ora è il candidato ufficiale del Pd . L'ultimo petardo sparato in casa del Partito Democratico farà surriscaldare ancora di più la campagna elettorale.

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