La Nuova Sardegna

La città nobile ora studia da capitale del turismo

di Luca Rojch
La città nobile ora studia da capitale del turismo

Il sindaco dovrà affrontare disoccupazione, edilizia ferma e stranieri in fuga Non solo mare: nel centro della Planargia si investe su storia, cultura e cibo

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INVIATO A BOSA. Pigro e vanitoso si rigira sul letto. Scandisce il ritmo lento della vita. Il Temo, come un guardiano, segna il limite tra la città e il mondo, un cancello liquido che porta in un’altra dimensione. Bosa è un miracolo urbanistico, sfuggita alla furia edilizia del blocchetto selvaggio che ha devastato i paesi della Sardegna. Alla catastrofe antropologica che ha sepolto l’identità dei centri storici sotto una mano di cemento.

Borgo da record. Nobile, o meglio regia, Bosa è l’unica nell’isola attraversata da un fiume navigabile. Uno scrigno segreto. Ora si gode la sua ribalta nazionale. È un borgo da primato. Il secondo più bello d’Italia, come ha certificato da poco un concorso. «Ma noi siamo meglio, gli altri hanno imbrogliato», dice il cittadino comune, e viene da pensare all’orgoglio del campanile. «I vincitori morali siamo noi», sostiene certissimo il sindaco Pierfranco Casula. E forse ha ragione lui. Bosa incanta. La città si aggrappa sotto il castello, quasi non volesse bagnarsi dentro il fiume. Le abitazioni moderne in periferia sembrano posticce, un aggiunta fuori schema. Nel centro le case di pietra hanno preso i colori della tavolozza di un pittore. Addossate, strette, felici.

Nobiltà. Il castello dei Malaspina, nobile famiglia toscana, costruito nel XII secolo, dà a Bosa una sorta di regalità. E in età giudicale diventa una crocevia della storia dell’isola. È uno dei centri chiave per il controllo della Sardegna. Per gli aragonesi è tanto strategico da concedergli anche il diritto di battere moneta. E ancora oggi il castello severo veglia sulla città. Una delle poche dell’isola in cui non c’è spopolamento. Oggi la vita si è riorganizzata sotto il quartiere storico di Sa Costa. Un po’ un emblema della città. Bellissimo, ma in parte ancora da recuperare. Il corso è un perenne aperitivo, vetrine, tavoli, Campari. Animato dai turisti che rubano un sole timido di primavera.

Il limbo. La città regia vive in una sorta di limbo. In una maledizione che la ferma a un passo dal successo. Il suo futuro è in un turismo di élite. Il suo presente in una lotta per la sopravvivenza. 8mila abitanti, 2mila disoccupati. L’edilizia si è estinta. Spenta dalla crisi e dai vincoli che hanno bloccato la fabbrica del mattone. Un tempo le case si vendevano a 2500 euro al metro quadro, oggi si compra a 1200. Da un rapido calcolo ci sono oltre 200 abitazioni in cerca di un proprietario. Come nel resto dell’isola non mancano gli imprenditori pronti a investire. Ma nessuno costruisce più. Le ragioni sono nel dna di questa città splendida e complicata.

Cenerentola del turismo. Il turismo ha gli stessi mali di tutto il sistema dell’accoglienza dell’isola. La Sardegna brilla solo per un mese all’anno. Troppo poco per sperare di trasformare in una monocoltura l’industria delle vacanze. E per Bosa è un doppio insuccesso. La sua naturale vocazione a un tipo di accoglienza non solo legata al sole e al mare viene cancellata dalla mancanza di un sistema organizzato. Bosa può puntare su storia e cultura, sul suo fiume, sul fascino di un centro storico incantato. Ma non c’è una struttura consolidata. Meno di mille posti letto, l’albergo diffuso, che ha iniziato a funzionare, deve subire la concorrenza di chi affitta in nero. La volontà di investire su manifestazioni e cultura si scontra contro le risorse inesistenti delle amministrazioni.

Case in vendita. A far sentire il peso di un presente di crisi c’è anche la fuga degli stranieri che negli anni passati hanno preso casa a Bosa. Da qualche tempo molte di quelle abitazioni sono finite sul mercato. Tutti lo ammettono, ma non riescono a spiegare il perché il feeling con gli stranieri sia finito. E molti lo fanno anche a costo di rimetterci qualcosa. La politica pensa ora a riportare i bosani nelle case del centro.

La sfida. E i tre candidati che si sfidano per conquistare la poltrona di sindaco, Pierfranco Casula, Luigi Mastino e Sergio Obinu, dovranno cercare di far spiccare il volo a Bosa. I temi sono tantissimi. Sullo sfondo la tentazione, per la verità messa in stand-by dall’azzeramento del Pps di Cappellacci, dell’investimento da 170 milioni di euro che promette di cambiare il volto di Bosa. A farlo è la Condotte immobiliare, una società che vuole creare un campo da golf da 18 buche e 100mila metri cubi nell’area di Tentizzos, una delle più belle della costa.

Il Pai. Ma i tre pretendenti devono affrontare i temi caldi di una città che sogna un futuro da capitale del turismo. I nodi sono su alcuni aspetti fondamentali. Al di là del mega progetto da 100mila metri cubi, i bosani sognano di poter intervenire sugli edifici che già esistono. Ma il fiume ritorna a essere il protagonista delle loro vite. Oggi il Piano di assetto idrogeologico vieta più o meno di fare tutto a Bosa. Il Temo, la sua linfa, potrebbe diventare la sua tomba senza interventi adeguati. Per questo in una buona parte della città non si può spostare una pietra. Almeno fino a quando non verrà ridotto il rischio. In realtà la soluzione è a portata di mano, o quasi. Ma come nelle perfette storie italiane ci si deve scontrare con l'impossibile lentezza della burocrazia. Per ridurre il rischio si deve completare la diga di Monte Crispu. I tempi si annunciano già italici. Si deve completare una cabina sommersa, costo qualche centinaio di migliaio di euro. Poi si potrà fare un’altra serie di interventi per ottenere il certificato e collaudare la diga. Fino ad allora la città deve vivere sotto tutela.

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