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la lettera APERTA

Lombardo: capisco l’indignazione ma non ho mai fatto la furbetta

Lombardo: capisco l’indignazione ma non ho mai fatto la furbetta

CAGLIARI. Non fugge, non cerca giustificazioni, ammette di «comprendere l’indignazione dei cittadini verso quelli che sono considerati privilegi o anche autentici regali alla casta», ma passare da...

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CAGLIARI. Non fugge, non cerca giustificazioni, ammette di «comprendere l’indignazione dei cittadini verso quelli che sono considerati privilegi o anche autentici regali alla casta», ma passare da furbetta e disonesta no. La baby pensionata Claudia Lombardo, ex presidente del Consiglio regionale, è uscita allo scoperto dopo essere stata tirata per la giacchetta e anche i capelli da un’Italia intera scandalizzata per la sua baby pensione di 5 mila euro a soli 41 anni. Con una fitta lettera di un pagina e mezzo, ha risposto ieri «a tutto il mondo», con «alcune doverose precisazioni», non «per trovare giustificazioni, ma fugare dubbi strumentali e gratuiti circa la possibilità che durante la mia presidenza siano stati adottati codicilli, aggiustamenti e interpretazioni a me favorevoli». Questo non è accaduto, giura.

L’unico peccato. È stato questo, scrive Claudia Lombardo: «Aver sempre creduto a due colleghi più anziani che mi hanno sempre detto: il vitalizio lo riceverai quando sarai una cinquantenne». Sbagliato, ammette, l’assegno è arrivato in anticipo, nove anni prima e di questo errore fa ammenda per non essersi informata prima, meglio e di persona.

La ricostruzione. Nella lettera, è lunga e dettagliata, A cominciare dalla carriera politica: dal 1994 al 2009 in Consiglio regionale, eletta per la prima volta a 21 anni (con Forza Italia) per poi uscire dal Palazzo a 40 e più. Sono venti di fila. «È evidente – scrive – che il mio ingresso in Consiglio così giovane e le 4 legislature consecutive hanno prodotto una situazione non usuale, con riferimento all’età, s’intende, e non già all’assegno vitalizio». E spiega perché «questo istituto è esistito dal 1949 al 2001 quando il Consiglio, sotto la mia presidenza, l’ha abrogato prima ancora che ce lo chiedesse il governo Monti. Lo abbiamo fatto con un provvedimento complessivo di riduzione dei costi, caso più unico che raro in Italia, di oltre 26 milioni».

Io che ho tagliato. Per questa sua virtù, autodichiarata ma per la verità riconosciuta anche da tutti, oggi Claudia Lombardo sostiene e ribadisce di non voler passare alla storia come una manipolatrice delle regole. Esclude che ci siano state deroghe personalizzate sul limite d’età, di non aver presentato alcuna domanda per la pensione. «Lo scorso febbraio ho solo risposto con un sì al quesito dall’amministrazione a tutti i consiglieri in carica dal 2004 al 2009, se erano intenzionati a riscattare i contributi non versati nei tre mesi e 25 giorni di quella legislatura sciolta in anticipo». Non ci sono state altre lettere, domande o sollecitazioni, ribadisce.

I diritti acquisiti. Claudia Lombardo ha seguito solo il corso degli eventi e poi è stata fortunata. Dalla sua ha avuto sempre, nonostante ben cinque riforme del regolamento interno sui vitalizi, un’infinità di diritti acquisiti, che legislatura dopo legislatura, l’hanno portata ora a incassare l’assegno della Regione a 41 anni. Ma tutto, sottolinea ancora, è avvenuto sempre e secondo «le norme del regolamento». Non ci sono state, ribadisce forzature e neanche aggiustamenti.

Miss. Claudia Lombardo scrive in chiusura di aver scritto la lettera per «rispetto a quanti hanno sempre avuto fiducia in me e che continuano a mostrarmi stima e affetto personale». Certo, anche l’ex presidente del Consiglio sa bene che, a ragione come ammette lei stessa, il suo caso ha scatenato la pubblica indignazione. Forse per questo, come penitenza, sarà costretta a sopportare in silenzio l’ultimo e ricco titolo che l’è stato affibbiato: Miss Vitalizio Sardegna. (ua)

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