La Nuova Sardegna

Il mare produce sviluppo e occupazione

di Alfredo Franchini
Il mare produce sviluppo e occupazione

Migliaia di imprese per un valore aggiunto di 1,6 miliardi di euro. Confartigianato: “Il settore può essere raddoppiato”

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CAGLIARI. Nella grande crisi dell’impresa sarda c’è un settore in crescita e che soprattutto ha grandi potenzialità: è l’economia legata al mare, per anni troppo sottovalutata. La conferma viene dal terzo Rapporto dell’Unioncamere che ha fotografato il comparto marittimo nazionale: la Sardegna, con novemila imprese e 38 mila occupati, ha generato un valore aggiunto di 1,6 miliardi che, in percentuale, è il 3,9 del totale nazionale e il 5,5 del Pil regionale.

La chiamano «Blue economy» con gli occupati in settori disparati: dalla filiera ittica alle attività sportive e ricreative, dalla cantieristica alla movimentazione delle merci e dei passeggeri. I risultati sono buoni in tutta Italia: tra il 2009 e il 2013 è l’unico settore in cui l’occupazione non è diminuita, anzi è aumentata. Contro la perdita complessiva di 691.200 posti di lavoro in campo nazionale, l’economia del mare ha visto aumentare del 3,1% gli occupati (24.300 nuovi posti di lavoro) e in Sardegna la crescita è stata addirittura superiore: +4,7% con una ricaduta del 7,5% sul dato occupazionale regionale.

«La maggior parte delle realtà produttive sono micro-piccole aziende artigiane», spiega Luca Murgianu, presidente della Confartigianato sarda, «imprese che sono cresciute nell’ultimo anno di circa il due per cento. Un risultato in assoluta controtendenza se teniamo conto della crisi e delle problematiche legate ai trasporti, soprattutto per chi lavora con il turismo».

Nella distribuzione degli occupati, certo pesano le attività ricettive e della ristorazione che - secondo il Rapporto Unioncamere - assorbono oltre un terzo dei lavoratori. Seguono per dimensione occupazionale, la cantieristica, la filiera ittica e le attività sportive e ricreative. Per valore aggiunto, la Sardegna occupa il decimo posto nella graduatoria nazionale che vede al primo posto il Lazio (con 6,4 miliardi di euro), seguito dalla Liguria (4,7 miliardi di euro). Si spiega con il fatto che Lazio e Liguria, pur non avendo l’estensione costieradella nostra isola, hanno un sistema economico consolidato.

«Questo ci deve far riflettere su quanto ancora ci sia da lavorare e da investire in questo settore», afferma Murgianu, «abbiamo un patrimonio tutto da scoprire che, se sfruttato a dovere, potrebbe generare circa 2,8 miliardi di euro di ulteriore valore aggiunto». Una cifra che porterebbe il totale a quattro miliardi e mezzo di euro e che inciderebbe sul totale dell’economia sarda per il 14,9 per cento. (Risulta in calo il traffico merci a Olbia e a Porto Torres e un po’ meno a Cagliari per la crisi dell’import-export).

«L’economia del mare è una risorsa che genera ricchezza, occupazione e innovazione secondo un modello collaborativo e sostenibile», ha detto il presidente naizonale di Unioncamere Ferruccio Dardanello. Questo perché il mare unisce settori e tradizioni differenti in un tessuto imprenditoriale diffuso. Una ricaduta di immagine, sulla Blue economy, dovrebbe venire da Luna Rossa che ha insediato nel porto di Cagliari la propria base per la preparazione alla prossima Coppa America.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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