La Nuova Sardegna

Renzi: «L’Italia è più forte della paura»

di Gabriele Rizzardi
Renzi: «L’Italia è più forte della paura»

«Ora accelerare sulle riforme, non ci sono più alibi». «Arriveremo fino al 2018». I mercati festeggiano, Borsa a +3,61%

27 maggio 2014
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ROMA. «Adesso non ci sono più alibi. Non c’è più spazio per rinviare le riforme, che non sono un optional ma un dovere. Saremo all’altezza di questo sogno e di questa speranza». Felice, commosso ed emozionato per un risultato storico, che per la prima volta porta il Pd a quasi il 41 per cento e segna un giorno che «sarà ricordato a lungo», Matteo Renzi si presenta a i giornalisti convocati nella sala stampa di Palazzo Chigi e fa capire che non c’è tempo per i festeggiamenti perché bisogna rimettersi subito al lavoro. «Se devo essere sincero - confessa in serata a Porta a porta - non mi aspettavo un risultato con proporzioni così grandi: per alcuni aspetti è quasi commovente perché hai una forte responsabilità, non devi sbagliare un colpo». E poi: «Messaggio ricevuto: ora è il momento di accelerare su tutto». A Palazzo Chigi ha comunque anche assicurato sulla sulla stabilità del governo: «So anche che arriveremo fino al 2018...».

Il messaggio che gli elettori hanno spedito, sottolinea, è che l’Italia «è più forte delle paure che l’attraversano» e il cambiamento promesso dovrà arrivare in tempi ancora più veloci di quelli annunciati. «Il mio invito a tutte le forze che stanno in Parlamento e a chi andrà in Parlamento europeo è abbassare i toni ma alzare le ambizioni, puntare in alto». Nessun tono trionfalistico, nessuna spavalderia da parte del premier. Renzi ha deciso di vincere con stile e ringrazia il Nuovo centrodestra di Alfano, ricorda che Forza Italia «resta un pezzo importante di questo paese».

La conferenza stampa per commentare le elezioni diventa la vetrina per rilanciare il programma del governo. E i mercati apprezzano e non poco. La Borsa saluta l’esito delle europee con un balzo del 3,61% e lo spread chiude la giornata scendendo a quota 156. Ma Renzi guarda già oltre lo tsunami elettorale ed è pronto ad utilizzare la larghissima vittoria come carburante per il cammino delle riforme. E anche la nuova legge elettorale non dovrebbe subire nuovi rinvii. «Non ho preoccupazioni per l’Italicum» dice il premier, che potrebbe perdere l’appoggio di Forza Italia ma è convinto che alla fine non sarà così e spiega perché: «Il ballottaggio è essenziale perché garantisce la vittoria di uno. Dopodiché è chiaro che il Pd non può governare da solo...». Dunque eventuali modifiche saranno discusse con gli altri contraenti, da Forza Italia a Ncd.

Un cammino, quello delle riforme, che è stato anche al centro di un colloquio telefonico tra Renzi e Giorgio Napolitano e che in futuro potrebbe coinvolgere anche i 5 Stelle, ai quali il presidente del consiglio rivolge un pubblico appello: «Se donne e uomini di buona volontà dei 5 Stelle volessero portare il loro contributo al tavolo delle riforme sarebbero ascoltati». Nell’attesa dei 5 Stelle, Renzi conferma la tabella di marcia. Il timing prevede il via libera di Palazzo Madama, a giugno, sulla riforma del Senato e un’accelerazione sulla legge elettorale da portare a casa magari già a luglio. E per chi proverà a frenare, il premier ha ora sul tavolo la pistola carica del voto anticipato. Una minaccia che viene accompagnata da un annuncio. «La rottamazione può iniziare» risponde Renzi a chi gli chiede se, dopo aver rottamato la vecchia guardia del Pd, l’operazine “ricambio” può essere considerata conclusa. La seconda fase della rottamazione, però, non riguarderà le persone ma i «lacci» dei cosiddetti poteri forti e dei burocrati che «da troppi anni impediscono all’Italia di essere il paese che merita».

Partendo dalla convinzione che per cambiare l’Europa bisogna cambiare l’Italia, Renzi riprende uno slogan della campagna elettorale e fa capire che adesso l’Italia deve concentrarsi sul semestre di presidenza Ue e pensare a come ottenere i cambiamenti che sono necessari anche per tenere a bada il plotone degli euroscetici. «Nel derby fra rabbia e speranza ha vinto la speranza. Questo è il momento dell’Italia, che deve guidare il semestre e il percorso di cambiamento dell’Europa partendo dall’assunto che dobbiamo prima di tutto cambiare noi stessi». Renzi, insomma, si prepara a passare all’incasso di un successo sorprendente nelle proporzioni che gli permette di guardare al 2018 senza farsi tentare dal voto anticipato e gli consente di accelerare al massimo i tempi della già fitta agenda: dall’Italicum al superamento del Senato, dalla riforma del lavoro a quella della pubblica amministrazione passando per la riforma della giustizia.

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