La Nuova Sardegna

Sfida al ballottaggio tra Bruno e Salaris

di Luigi Soriga
Sfida al ballottaggio tra Bruno e Salaris

Quattro punti di scarto tra le due coalizioni, il Pd tenterà la ricucitura I grillini non sfondano, Daga al 13%, grande distacco per l’ex sindaco e Sel

27 maggio 2014
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ALGHERO. Il testa a testa è cominciato sin dall’avvio dello spoglio, e la sfida all’ultimo voto adesso andrà avanti sino all’8 giugno. Il ballottaggio ad Alghero era scontato, e in fondo anche i nomi dei due contendenti era di semplice previsione.

Anche solo per una questione di matematica, perché Mario Bruno e Maria Grazia Salaris erano sostenuti ciascuno da quattro liste, e avevano tra le loro fila pezzi da novanta della politica. Gli altri candidati invece, cioè enrico Daga (Pd), Graziano Porcu (5 stelle), Stefano Lubrano (Civica) e Fiorella tilloca (Sel) correvano solo con il proprio simbolo. Restava da capire invece il distacco percentuale tra la corazzata di Bruno e quella della Salaris (centrodestra), e lo scarto risicato di quattro punti lascia con l’amaro in bocca il primo, e con uno slancio di ottimismo la seconda. Un margine di sei punti avrebbe spazzato molte nubi all’orizzonte per il futuro ballottaggio, che invece si presenta come una sfida apertissima.

Scenari. Se il centrosinistra vuole mantenere le redini sulla città, dovrà per forza di cose ricompattarsi. Perciò la segreteria del Pd dovrà armarsi di ago e filo e ricucire con diplomazia certosina gli strappi. Bruno e Daga, dopo la scissione non si possono vedere nemmeno in fotografia. Ma senza il loro matrimonio, o almeno una convivenza da separati in casa, la Salaris potrebbe rimontare e ribaltare il risultato. Infatti non è scontato, dopo i trascorsi travagliati con Lubrano, che i mille voti dell’ex sindaco vadano a Bruno. Come non è così naturale che lo zoccolo duro del Pd, che si è sentito tradito, se la senta di sostenere l’ex compagno Bruno. Ecco che Silvio Lai e gli altri big del Partito Democratico sono già all’opera con sms e messaggi che spalmano balsamo sulle ferite.

Il Consiglio. Partiamo dai numeri: 24 consiglieri più il sindaco, in tutto 25 poltrone. In maggioranza, grazie al premio, prendono posto 15 consiglieri, mentre la minoranza conterà 9 esponenti. La composizione in aula, se il ballottaggio dovesse confermare Bruno vincitore, dovrebbe essere questa. Alghero con Mario Bruno piazza 8 consiglieri: Raimondo Cacciotto, Gabriella Esposito, Gavino Tanchis, Matteo Tedde, Vittorio Curedda, Franca Carta, Elisabetta Boglioli, Pietro Sartore. L’Udc ne mette 4: Lelle Salvatore, Alberto Bamonti, Nina Ansini e Alessandro Loi. L’Upc si aggiudica due posti: Gianni Cherchi e Linda Oggiano. Infine una poltrona per Sinistra Civica: Giampietro Moro.

A Forza Italia spettano 3 consiglieri: Michele Pais, Maurizio Pirisi e Nunzio Camerada, ai quali si aggiunge il candidato a sindaco Maria Grazia Salaris e Emiliano Piras del Nuovo Centro Destra.

Il Pd, oltre a Enrico Daga, riesce a piazzare anche Mimmo Pirisi.

E due posti in Consiglio si assicura anche il Movimento Cinque Stelle: Graziano Porcu e Roberto Ferrara. Quanto a Fiorella Tilloca (Sel) e Stefano Lubrano (Patto Civico), non hanno oltrepassato la soglia dei 1200 voti, e dunque restano fuori dai giochi, non riuscendo a conquistare neanche una presenza in aula.

Risultato capovolto. Cosa accadrebbe invece se il ballottaggio dell’8 giugno ribaltasse l’esito del primo turno e il vincitore fosse Maria Grazia Salaris? In questo caso il premio di maggioranza spetterebbe al centrodestra e i posti in aula da 5 diventerebbero 15. Le porte in questo caso si spalancherebbero per Pais, Pirisi, Camerada, Caboni, Bardino, Peru e Musu e con tutta probabilità anche Fonnesu. In tutto nove consiglieri. A questi si aggiungerebbero i tre del Nuovo Centro Destra: Piras, Filippelli e Ibba. Entrebbe anche Langella di Fratelli d’Italia. Infine il Psd’Az sistemerebbe Marongiu e Trova.

Gli sconfitti. Il Movimento Cinque Stelle fatica ad imporsi alle amministrative, perché il radicamento nel territorio e una lista forte sono i fattori vincenti. Totale disfatta per Lubrano e Tilloca, che scompaiono dalla scena politica. Daga tutto sommato ha tenuto botta, visto che il suo era un Pd prosciugato da una sofferta trasfusione di sangue.

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