La Nuova Sardegna

E Mediaset reclama 950mila euro del reality

E Mediaset reclama 950mila euro del reality

L’agenzia regionale non ha pagato la produzione “Sweet Sardinia” ed è arrivata la diffida del legale

28 maggio 2014
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CAGLIARI. E’ finita a colpi di carta bollata la vicenda di Sweet Sardinia, il reality show andato in onda su La5 di Berlusconi tra settembre e novembre del 2013: l’agenzia Sardegna Promozione aveva deciso, su preciso imput politico, di finanziare con 950 mila euro pubblici il veliero che doveva solcare i mari sardi con a bordo giovanotti abbronzati e amoreggianti. Realizzato un terrificante 0,7% di share - la percentuale di ascolto su scala nazionale - il reality ha avuto un qualche riflesso soltanto sul bilancio regionale perché non l’ha visto nessuno. Forse per questo l’agenzia non ha versato nelle casse di Mediaset la cifra pattuita: la diffida legale - è stata la sezione di controllo della Corte dei Conti a ricordarlo - è già arrivata e dovrà essere vagliata dall’amministrazione regionale. Sarà difficile non onorare l’impegno: il contratto c’è ed è stato regolarmente firmato.

Ma c’è dell’altro: nel carteggio Corte dei Conti-agenzia Sardegna Promozione il direttore centrale Mariano Mariani aveva spiegato, rispondendo alla richiesta di chiarimenti, che gran parte dell’investimento non avrebbe imboccato canali stranieri, al contrario la maggiore ricaduta economica sarebbe stata interna: in Sardegna. Il giudice Valeria Mistretta però ha fatto anche quei conti: l’impatto economico in terra sarda sarebbe stato di appena 190 mila euro. Come dire che il grosso era e resta destinato alle tasche di Mediaset.

Diverso il discorso sull’Expo’ di Milano, previsto - salvo ulteriori intoppi giudiziari - per il 2015. Pur di finanziarne la partecipazione l’amministrazione Cappellacci aveva deliberato, come risulta dagli atti della giunta, di prelevare 180 mila euro dal bilancio della sanità. Una scelta che era apparsa almeno bizzarra, considerata la gerarchia delle priorità. Ma ora si viene a sapere che neppure quei soldi sono usciti dalle casse regionali, malgrado la delibera numero 18/39 del 23 aprile 2013 lo preveda con chiarezza. A destinare un «obolo» all’Expo’ dovevano essere anche la presidenza della Regione (50 mila euro) e l’agenzia agricola Argea (500 mila). Sarà l’amministrazione Pigliaru a chiarire come è andata: la delibera di Cappellacci è stata revocata? Oppure si tratta di un ritardo nel trasferimento dei soldi, sempre possibile nelle consuetudini lentocratiche della Regione? (m.l)

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