La Nuova Sardegna

Jack Hirschman: «Uso la poesia contro l’ordine del mondo»

di Costantino Cossu
Jack Hirschman: «Uso la poesia contro l’ordine del mondo»

Stasera a Sassari l’autore di “The Arcanes” Una delle voci della controcultura americana

29 maggio 2014
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di Costantino Cossu

Da Karl Marx alla cabala passando per da James Joyce e Vladimir Majakovskij. Versi scagliati contro l’ordine del mondo. Uno dei maggiori poeti americani viventi, icona della controcultura Usa, Jack Hirschman è in Italia per un tour di presentazione dell’edizione completa dei suoi “Arcanes” (Multimedia Editore, 1000 pagine, 50 euro). Una tappa è prevista a Sassari, oggi alle 20,30 al Vecchio Mulino di via Frigaglia come anteprima del festival “Ottobre in poesia” organizzato da Leonardo Onida . In Sardegna sono in programma altri tre incontri con Hirshman: domani alle 19,30 a Cagliari nella sede del “Gruppo della baracca rossa”; sabato ad Asuni nella nuova Biblioteca comunale; domenica alle 20 a Bosa nella Casa del popolo.

Lei è nato a New York da una famiglia di origini russo-ebraiche. New York e le sue origini familiari come hanno condizionato la sua vita?

«New York ha avuto una forte influenza nella mia biografia, nonostante io abbia vissuto in altre città d'America sin da quando avevo ventuno anni. Per quanto riguarda le mie origini familiari, il loro peso è incommensurabile. Niente di ciò che sono sarebbe potuto essere senza New York e la mia infanzia».

Lei è uno dei poeti americani più legati alla cultura europea. Attraverso quali percorsi?

«Sì, sono diventato un eurofilo da teenager grazie a James Joyce, Dylan Thomas, Raymond Radiguet, Rainer Maria Rilke e, nei miei vent'anni, grazie a Vladimir Majakovskij».

Che peso hanno avuto nella sua poesia la cultura yiddish e la cabala?

«Ho studiato la cabala per più di sessant'anni e questo ha influenzato soprattutto i miei "Arcanes". La cabala è la poesia del giudaismo e mi ha aiutato a fare dei miei poemi opere comuniste. La dialettica di Dio e la sua essenza, il Nulla, sono state per me una forte spinta ad esprimere il mio punto di vista anti-sionista, all’interno di una visione internazionalista entro la quale rientrano tutte le altre posizioni anti-fasciste espresse negli "Arcanes"».

Qual è stato il rapporto con la Beat generation e come ha influenzato la sua poesia?

«La Beat generation fu un'invenzione di Allen Ginsberg. Loro avevano una filosofia sbagliata. La sostanza della beat generation era, ed è ancora, il consumo di droghe. Ed è per questo che si continua a parlarne. Molte persone sentono il bisogno di assumere sostanze stupefacenti perché l'imperialismo, il capitalismo, i ceti dirigenti organizzati nelle corporazioni economico-finanziarie che dominano il pianeta in un nuovo fascismo hanno causato così tanta sofferenza in ogni nazione che le persone devono sfuggire in qualche modo all'orrore dell’esistere e di non avere la possibilità di rovesciare il sistema. Anche se credo che un giorno sarà esattamente questo che le persone faranno».

Che cosa pensa della sinistra americana?

«Non c'è sinistra che abbia una qualche importanza negli Stati Uniti. Nel 2009 quattro poeti californiani (Sarah Menefee, Cathleen Williams, Bobby Coleman e io stesso) hanno formato la RPB (Brigata dei poeti rivoluzionari), mettendo insieme poeti impegnati socialmente e politicamente nel tentativo di organizzare una resistenza alla catastrofe imperialista e capitalista. La RPB doveva ispirarsi alla Brigata internazionale della guerra civile spagnola, scegliendo come arma la poesia. La Brigata ha migrato da San Francisco a Los Angeles, al New Mexico, al Vermont, a Parigi e anche a Roma. Abbiamo pubblicato due antologie».

Perché nel 1966 è stato espulso dalla University of California di Los Angeles?

«C’era un forte movimento pacifista in quegli anni negli Usa. Ho cercato di impedire che gli studenti delle mie classi (erano più di seicento) venissero arruolati nella guerra in Vietnam e per farlo ho dovuto infrangere qualche legge».

Lei è stato membro del Communist Labor Party dal 1980 sino al 1992, anno in cui quella organizzazione si sciolse. Si definirebbe ancora un comunista?

«Certo che sono un comunista. Lavoro con la Lega dei rivoluzionari per una nuova America. E' un'organizzazione di comunisti. Non è un partito, ma lavora per la creazione di un partito capace di raccogliere tutti coloro che vogliono opporsi allo stato attuale delle cose».

Che cosa significa, oggi, essere comunista?

«Essere comunista vuol dire riconoscere che il vedere un uomo o una donna mangiare cibo da un cassonetto per strada esige che il sistema capitalistico sia rovesciato».

Cosa pensa del presidente Barack Obama?

«Obama è un bugiardo imperialista, servo delle banche, delle corporazioni, dell'esercito. Può essere qualcosa di diverso "il comandante in carica" quando i suoi droni uccidono donne e bambini innocenti?»

Quali poeti italiani conosce e apprezza?

«Ferruccio Brugnaro, Beppe Costa, Anna Lombardo, Marco Cinque, Alessandra Bava, Andrea Zuccolo, Ludovica Lanini, Andrea Garbin, Igor Costanzo. Sono tutti ancora vivi e in forma, come si dice. Non sono molto conosciuti, consiglio a tutti di leggerli. Tra i poeti del passato che sento più profondamente vicini vorrei citare Pier Paolo Pasolini, Rocco Scotellaro e Cesare Pavese».

Tra i poeti sardi che lei conosce ci sono Alberto Masala e Mirella Setzu. Che cosa le interessa della loro poesia. E ci sono altri poeti sardi che conosce e apprezza?

«Alberto Masala, che ora sta a Bologna, è un poeta eccellente e ho tradotto due dei suoi libri. Mariella Serzu è una brava poetessa che vive in Sardegna, come Michele Licheri, Francesco Carlini, Leonardo Onida e Alberto Lecca, giusto per nominare alcuni dei molti meravigliosi poeti sardi».

Si può cambiare il mondo con la poesia?

«La poesia in se stessa non può cambiare il mondo. Ma può fare luce sulle ingiustizie, sull'oppressione e aiutare ad organizzare una resistenza contro di esse. E visto che la poesia – quando è espressa profondamente – può contenere qualcosa del futuro, come ad esempio faceva quella di Pier Paolo Pasolini, il lavoro dei poeti può indicare la via da seguire, perché il suo sguardo è sempre puntato all’avvenire. Questa è la nostra grande speranza».

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