La “Mirinzana” e “La cionfra” Il folk a Sassari è nato dalla Sir
Ieri al teatro Civico un concerto-conferenza sulla canzone identitaria In 350 canzoni frammenti della vita del centro storico svuotato dall’industria
SASSARI. Oltre “La mirinzana” c’è un mondo che non è solo “cionfra”: è un desiderio di identità che racconta la vita del centro storico di Sassari, dagli anni Sessanta in poi.
Molto bella e ben riuscita, in questo senso, l’iniziativa promossa ieri mattina in un affollato teatro Civico, nell’ambito di Voci di Maggio. Presentati da Giuliano Marongiu, sul palco si sono alternati nomi “storici” del folk sassarese e nuove tendenze a partire dal “senatore” del folk Giovannino Giordo e “le sue chitarre”.
Il filo rosso della mattinata è stato tracciato da Gavino Ruggiu autore di una tesi di laurea al Conservatorio Luigi Canepa di Sassari , trasformato in un libro di successo edito da Nardini. E’ stato Ruggiu a raccontare le coordinate socioeconomiche di quella musica che ha preso il posto de “li gobburi” e ha fatto da colonna sonora a una parte importante della città degli ultimi 50 anni.
Tutto, racconta Ruggiu, nasce con la nascita dell’industria chimica a Porto Torres (la cosiddetta “Pietrochimica”). Centinaia di sassaresi lasciano le loro abitazioni del centro storico per trasferirsi in campagna, nell’asse Sassari-Porto Torres. Un pezzo di terra a Ottava o giù di lì costava, allora, “quanto una cassa di sardine”. Nulla di più pratico, dunque, di costruire una casetta sana e nuova più vicina alla fabbrica pur di lasciare le case umide e malsane di San Sisto o “Pozzo di Villa”.
Sono molte le famiglie di questa strana diaspora che sentono nostalgia per le ziminate con i vicini di casa, quando tutti avevano poco ma condividevano tutto. In quel mondo nasce il Trio Folk Sassari di Del Drò, Santona e Siddi. Ed è al centro storico che torna da un periodo di emigrazione a Genova, Ginetto Ruzzetta. «La canzoni sassaresi – ha spiegato Giovannino Giordo– erano divise in due generi: quello dei melodici (alla Ruzzetta) e quello dei “Ciaccosi” (più irriverenti e sanguigni). Una canzone nata per ridere e prendere in giro e soprattutto, stare insieme per condividere gioie e dolori della vita,
Un giacimento, quello delle canzoni sassaresi, fatto di 350 brani nei quali i temi ricorrenti, ha spiegato Ruggiu, sono il cibo (zimino, ciggioni, ziodda, ciogga), i luoghi di Sassari, i personaggi (Trappadè, Monello, Troiani), le chiese, gli affetti. Ma recentemente i temi si allargano alle emergenze sociali: la droga e la disoccupazione, i parcheggi sotterranei. Diversi i gruppi in scena: da Giovannino Giordo (“La cionfra” e la struggente “Sassari”) ai Zeppara (“Chiterra mia sona” e “Lu zappadori”) al Gruppo folk Ruseddu (“Li parcheggi suttatterra” e “Lu sindaggu femmina”) agli Appassionati del folk sassarese (“La mirinzana” e “Scugnizzi, pizzinni pizoni”). Molti applausi per l’esibizione di Maria Speranza Russo, unica voce femminile (bellissima) del folk “in ciabi”, che ha presentato il suo Cd “Melodie sassaresi” della neonata etichetta Aurora .
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