Pecore nelle terre sequestrate, 11 prosciolti
E adesso Coldiretti chiede che gli allevatori possano ritornare a lavorare attorno all’area interdetta
LANUSEI. Undici pastori di Perdasdefogu e Villagrande prosciolti perché, secondo il gip, il semplice passaggio del loro bestiame nei terreni del poligono sotto sequestro, non costituisce reato, né ha ostacolato in alcun modo eventuali bonifiche.
È la superperizia disposta dal gup Nicola Clivio che di fatto sembra riaprire le porte all’allevamento negli ettari del poligono. Per i pastori ogliastrini, e per la Coldiretti che li ha sostenuti sin dall’inizio nella loro battaglia, gli ultimi sette giorni, e ieri in particolare, sono state davvero giornate campali. «E ora – esordisce il direttore della Coldiretti Nuoro-Ogliastra, Aldo Manunta – i pastori devono poter rientrare a pieno titolo nel poligono. Lo chiedevamo dall’inizio di questa vicenda, e abbiamo cercato di difendere questa posizioni in tutti i modi possibili, con prese di posizione pubbliche e diverse iniziative».
«L’auspicio – aggiunge il presidente dell’associazione, Simone Cualbu – è che i pastori rientrino in possesso delle autorizzazioni per entrare nei terreni della base e poter percepire così i premi comunitari che negli ultimi tempi non hanno più potuto percepire perché non avevano più la titolarità su quei terreni posti sotto sequestro».
Sono circa sessanta, i pastori ogliastrini che negli ultimi anni sono stati “esiliati” dai terreni del poligono. E i motivi del loro allontanamento sono stati essenzialmente due: da un lato, il potenziale pericolo costituito dalla loro presenza in una zona sottoposta a indagine per un presunto disastro ambientale, dall’altro il rischio che gli stessi pastori potessero intralciare le prime bonifiche.
Ma nonostante il divieto di transito nell’area del poligono, un discreto numero di pastori ha continuato a percorrere l’area sottoposta a sequestro o a portarci il proprio bestiame. Così, sono fioccate le segnalazioni alla Procura. In tutto sono più di un centinaio. Ma finora alla fase dell’emissione del decreto penale di condanna ne sono arrivate poco più di dieci. Il gip, tuttavia, le ha stoppate in partenza dichiarando il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. (v.g.)
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