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Bilancio in pareggio, ma rischia il fallimento

Bilancio in pareggio, ma rischia il fallimento

Debiti e ingiunzioni potrebbero portare al crac. L’ex manager Marconi diventerà il direttore tecnico

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CAGLIARI. Debiti per quasi un miliardo, ingiunzioni di pagamento a raffica, pignoramenti, cause civili, stipendi in ritardo, una procedura di fallimento che potrebbe chiudersi già l’8 luglio con le decisioni del tribunale di Cagliari ma Abbanoa si prepara a chiudere il bilancio del 2013 in pareggio, forse con un attivo di qualche centinaia di migliaia di euro. Ad annunciarlo informalmente è stato il direttore generale Sandro Murtas all’assemblea dei soci, che si è svolta ieri all’hotel Panorama. Annuncio che ha sorpreso i rappresentanti dei soci, in una fase così critica della storia della società regionale che gestisce l’acqua pubblica. Per capire come abbia fatto il vertice di Abbanoa a mettere la firma su uno strumento contabile per la prima volta in nero bisognerà attendere il 10 luglio, quando i soci torneranno a riunirsi proprio per trattare la questione spinosa del bilancio. Per adesso si sa che il documento finanziario registrerà probabilmente un leggero utile legato soprattutto a ricavi da bollette e fatturazioni. Il risultato positivo, circoscritto all’esercizio finanziario 2013, sarebbe quindi il frutto della politica di rigore - spesso troppo di rigore, come la cronaca racconta ogni giorno - che ha segnato la complessa attività di esazione nell’ultimo anno. Una politica così stringente, pare di capire, che a conti fatti i ricavi avrebbero superato i costi, realizzando d’improvviso il sogno di chi nel 2006 aveva deciso di accorpare in un unico grande apparato tecnico-burocratico la miriade di enti idrici disseminati nell’isola. Con un’applicazione della legge Galli che ancor’oggi fa discutere. È chiaro che questo bilancio incoraggiante verrà proposto anche al giudice fallimentare, per quanto nel procedimento in corso pochi euro di attivo rappresentino semmai la conferma di uno stato di insolvenza sul quale le procure di Nuoro e di Cagliari si sono trovate pienamente d’accordo: i crediti da recuperare ammonterebbero a circa 550 milioni di euro, ma a giudizio del consulente della Procura - la relazione è nelle mani del giudice fallimentare Vincenzo Amato - quelli recuperabili non sarebbero più del dieci per cento.

Sul fronte giudiziario c’è una novità: dopo l’ufficio legale della Regione anche l’avvocatura dello Stato dovrebbe affiancare i legali di Abbanoa nel procedimento fallimentare per contrastare l’iniziativa del pm di Nuoro Andrea Schirra, proseguita dal collega cagliaritano Giangiacomo Pilia. Una scelta ancorata con ogni probabilità alla necessità di salvare la società regionale dal tracollo, come vorrebbe l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda.

Intanto però si va avanti. Ieri mattina è stato presentato il nuovo amministratore unico, che come anticipato nell’edizione di ieri è Alessandro Ramazzotti, ha 65 anni, è di Nuoro ed era fino ad oggi il presidente del consorzio acqua pubbliche di Milano. Non è stato selezionato col classico sistema della cooptazione politica: l’assessore regionale ai lavori pubblici ha voluto che fosse un’azienda di «cacciatori di teste» a valutare le candidature con un’operazione di verifica durata quasi due mesi. Alla fine il nome emerso è quello di Ramazzotti, che si insedierà nel ruolo di amministratore unico il 30 giugno, quando i soci di Abbanoa dovranno esprimersi sul completamento del processo di capitalizzazione regionale per 89 milioni di euro, iniziato con una prima immissione di risorse di 59 milioni, per un totale di 148 milioni euro. Ramazzotti succede a Carlo Marconi, ma secondo voci non ancora confermate il manager uscente resterà in azienda come direttore tecnico. Se l’indiscrezione fosse fondata il nuovo manager Ramazzotti sarà subito chiamato a fornire spiegazioni: come si concilia una scelta del genere con lo stato di crisi di Abbanoa?

Peraltro sul fronte del personale le voci si rincorrono: nell’organico a tempo determinato sarebbero saltati fuori alcuni nomi imbarazzanti, persone che risulterebbero legate in qualche modo ad alcuni vertici aziendali. Circolano visure e documenti societari, il sospetto - finora solo un sospetto - è che qualche contratto sia stato firmato senza badare tanto alle qualifiche professionali. Non c’è conferma ufficiale, ma alcuni atti sulle assunzioni del personale sarebbero già nelle mani del magistrato titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Giangiacomo Pilia. (m.l)

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