I sindaci esclusi dall’incontro ufficiale
Protestano gli amministratori tagliati fuori dal vertice e costretti ad ascoltare seduti tra il pubblico
ROMA. Esclusi dal programma, li hanno invitati solo fra il pubblico, ma pretendere che rimanessero muti, era troppo. I sindaci di Teulada, Sant’Annna Arresi, Perdasdefogu e Arbus le hanno cantate, appena sono riusciti a imbucarsi, nell’aula magna della Cecchignola. A muso duro si sono alzati uno dopo l’altro, impugnato il microfono volante destinato agli ospiti e sono scesi in piazza, come quando protestano per le cannonate estive, i disastri ambientali e fermare persino chi vorrebbe liquidare ognuno di quei paesi una «Cernobyl sarda». Mariano Carta (Perdasdefogu) lo dice subito: «Non possiamo vivere nel dubbio. Abbiamo bisogno di certezze: la gente vuole sapere per forza da osservatori indipendenti se la base è un pericolo reale. La verità è che purtroppo non lo sappiamo ancora». Paolo Dessì (Sant’Anna Arresi) ha protestato pochi giorni fa per le esercitazioni militari fra i bagnanti: «Siamo prigionieri. Non possiamo decidere neanche cosa fare da grandi. Il mio Comune non ha un solo centimetro sotto servitù, eppure confiniamo col poligono di Teulada e da sempre viviamo nel limbo. Abbiamo tanti progetti, ma chi viene a passare le vacanze dove piovono missili a giugno? Nessuno e noi restiamo crocefissi: zero occupazione, zero lavoro». Daniele Serra (Teulada) ha lanciato lo sguardo oltre il suo muro di Berlino, quello della base: «Ci sono aree che l’Esercito deve dismettere, non può occupare gli stessi ettari, quasi ottomila, di trent’anni fa. No, non è possibile. Noi vogliamo investire, ma quanto continua ad accadere sulle nostre spiagge, nel nostro mare, senza neanche sapere se e quando saranno bonificati, fa fuggire gli investitori». È difficile tirare avanti in questi mondi «dimenticati da Dio», ma «di cui i militari si ricordano spesso», sono state le parole amare di Francesco Atzori (Arbus-Capo Frasca): «La base da noi non acquista un chiodo. Gli indennizzi non bastano più per cancellare le ferite, è lo sviluppo che manca». Alla fine i quattro sindaci, sconsolati, hanno trovato un alleato in Angelo Comiti (La Maddalena): «Lo Stato deve fare qualcosa subito, ma senza commettere gli stessi errori commessi da noi. Sono andati via gli americani, sono arrivati 700 milioni d’investimenti pubblici, ma la verità è che in cinque anni quei soldi non hanno prodotto un solo stipendio». Beffati due, tre volte, come potevano restare muti, i sindaci? Era impossibile. (ua)
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