«In arrivo milioni di metri cubi»

L’ex assessore Sanna accusa il presidente e lo stesso Soru: «Connivenze nel Pd»

SASSARI. «Sul cemento da riversare lungo le coste oggi destra e sinistra mi sembrano uguali». L’ex assessore regionale democratico Gian Valerio Sanna si schiera dalla parte degli ambientalisti. Prima di tutto accusa il Pd: «Ci sono connivenze, si saldano con gli interessi in precedenza difesi da Cappellacci». Poi chiede: «Perché Pigliaru non ha cancellato interamente il Pps di Cappellacci? Non lo sa che in questo modo restano aperte le porte a decine di milioni di nuovi metri cubi?». E alla fine attacca persino Soru, al cui fianco aveva ideato e attuato il Piano paesaggistico per anni considerato un modello: «Mi pare che in questa fase gli importino di più vantaggiosi compromessi, come continuare ad avere un peso nella politica regionale».

Che cosa contesta, con esattezza, alla giunta Pigliaru?

«Ho il sospetto che ci siano dei freni. Almeno rispetto alle posizioni a salvaguardia del paesaggio».

Da che cosa le deriva questa convinzione?

«Da fatti concreti. Come il mancato annullamento della delibera assunta il 25 ottobre a Sassari dal precedente esecutivo. E come il commissariamento della Conservatoria».

Quali le conseguenze?

«C’è il pericolo effettivo della distruzione d’interi territori. Il rischio di uno sviluppo smodato dell’edilizia. Che però non turba interi settori della sinistra».

Perché? Quali potrebbero essere i contraccolpi?

«Intanto, il Pps di Cappellacci è di fatto in vigore. Le sue norme transitorie legittimano lottizzazioni sui litorali che, da sole, possono arrivare a 12-13 milioni di metri cubi. Più in generale, anche all’interno dell’isola, ci potrebbe essere un raddoppio di moltissime delle volumetrie esistenti».

Può fare qualche esempio?

«Il primo che mi viene in mente riguarda la Costa Smeralda e gli investimenti del Qatar. Ecco: la situazione normativa attuale autorizza per gli alberghi un incremento edificatorio pari al 30%. Ma non è finita. Un altro 25% è consentito per l’ampliamento delle strutture ricettive collegate. E un ulteriore 15% per costruzioni da destinare a servizi di carattere tecnico».

Ma questi interventi sono uno in alternativa agli altri o si possono sommare?

«Allo stato attuale niente impedisce di arrivare a ben più del raddoppio delle volumetrie esistenti. E mi chiedo perché un imprenditore non dovrebbe approfittare di tante opportunità offerte a livello legislativo sommandole: in Costa come lungo tutti gli altri litorali dell’isola».

Sorgerebbero pericoli analoghi anche in altre situazioni?

«Sicuramente. Penso in particolare ai complessi residenziali e alle seconde case realizzabili attorno ai campi da golf. Oggi la liberalizzazione è assoluta. Con questo Pps in vigore non c’è più alcun ostacolo».

Chi avrebbe interesse a tenere in piedi un quadro così destabilizzante per l’ambiente dell’isola?

«Tutti quelli che vogliono costruire: il partito del cemento, insomma. Dove volesse andare a parare il centrodestra si era capito da tempo. Stupisce invece la posizione di alcuni settori del centrosinistra».

A chi si riferisce ?

«Beh, forse la Lega regionale delle cooperative non ha l’aspettativa d’investimenti lungo le coste dell’isola? E circa il Pd per quale ragione non si contrasta più come in passato l’area Cabras, che è apparsa da tempo la più possibilista nei confronti degli interventi edilizi in prossimità dei litorali?».

Perché è tanto critico con Pigliaru sui temi ambientali?

«In campagna elettorale aveva detto che si sarebbe battuto per la difesa del paesaggio e che avrebbe cancellato il Pps di Cappellacci. Da 4 mesi non ha fatto nulla di questo. Anzi, ha addiritttura commissariato la Conservatoria delle coste».

Che cosa dovrebbe fare adesso il presidente della giunta?

«Due cose molto semplici: annullare la delibera di ottobre della giunta Cappellacci e ripristinare il vecchio Ppr in tutta la sua forza».

Quali potrebbero essere i rischi della chiusura dell’agenzia regionale per la tutela dei litorali?

«La Conservatoria è nata con l’idea di sottrarre le coste alle mire speculative private e farle diventare a pieno titolo patrimonio pubblico».

Invece adesso...

«Ora questo concetto viene messo del tutto in secondo piano».

Ma un servizio di salvaguardia del genere non può venire svolto all’interno dell’assessorato all’Ambiente?

«No. Perché fra l’altro si separerebbe l’esigenza della difesa dei beni costieri dal loro possesso, che difatti tornerebbe in capo all’assessorato agli Enti locali. Una vera follia sul piano operativo e gestionale».

Lei oggi non ha più un ruolo né cariche nel Pd. Non le è stato consentito neppure di candidarsi alle regionali.

«E infatti sono tornato a fare il funzionario dell’ex Iacp. Le norme a mia tutela non sono state osservate e io, che non sono mai stato indagato, ho dovuto cedere il posto ad altri invischiati nelle inchieste sui fondi ai gruppi regionali».

Per quale motivo pensa sia successo?

«Lei che ne pensa? Io sono coerente con la mia linea. Probabilmente molti non avevano più interesse ad avermi tra i piedi. Perché certo avrei continuato a battermi a fianco degli ecologisti, che a loro volta in passato si sono sempre schierati con me. E non a caso».

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