La Nuova Sardegna

Pigliaru: «Giunta da promuovere, la Sardegna ora è più credibile»

di Umberto Aime
Pigliaru: «Giunta da promuovere, la Sardegna ora è più credibile»

Il governatore fa il punto: «Tra pubblico e privato messi a correre 997 milioni di euro Una terapia d’urto per dare risposte concrete all’emergenza delle emergenze: il lavoro»

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CAGLIARI. Il tagliando dei primi cento giorni è fra quelli che da sempre fanno più paura a chi governa. Non tanto per quello che il celebrante andrà a dire, nei fatti è un riassunto impegnativo, quanto serve a capire a una Giunta se gli altri (il mondo esterno, la Sardegna) ha capito, percepito, apprezzato «quello che abbiamo fatto». Ebbene, il governatore Francesco Pigliaru, il celebrante per i prossimi 5 anni, ha una certezza e lo dice subito in apertura del rito, consumato a Villa Devoto: «Abbiamo lavorato sodo e sempre in piena trasparenza per affrontare subito le emergenze, molte, e guardare con speranza a un futuro di crescita».

Come?

«Abbiamo messo a correre da subito e in tutto fra pubblico e privato 997 milioni».

Un elettrochoc.

«Serviva una terapia d’urto per realizzare quello che avevano annunciato in campagna elettorale e dare risposte concrete all’emergenza delle emergenze: il lavoro».

La diagnosi era nota, purtroppo: è il momento di parlare della terapia.

«Nei primi 100 giorni abbiamo lavorato subito sulle risorse finanziarie, per allentare i vincoli troppo stretti del Patto di stabilità e avere più soldi da spendere. Sulle riforme istituzionali, per garantire condizioni più favorevoli a imprese e cittadini. Sul lavoro, dando avvio a interventi immediati per rispondere, come detto, all’emergenza».

Invertiamo, si parte dal lavoro.

«Con il progetto Garanzia giovani, sono 54 i milioni che in due anni daranno una strada d’accesso ai giovani, tra i 15 e i 29 anni, che oggi sono disoccupati, non studiano a e non seguono corsi di formazione. Puntiamo a costruire percorsi personalizzati di avviamento per 12-15mila giovani sardi»,

Ci sono anche troppi under 30 disoccupati.

«Sarà il secondo passo e siamo in fase avanzata. Puntiamo a riorganizzare il mondo del lavoro, per far rientrare con nuove professionalità chi è stato espulso e ora è in cassa integrazione. Vogliamo restituire la dignità del lavoro attivo e lasciare da parte la ciambella degli ammortizzatori sociali. Su questo aspetto, noi e Renzi abbiamo gli stessi progetti e l’impegno sarà comune. Cioè accompagnare i cassintegrati verso un nuovo lavoro».

Senza investitori privati sarà difficile.

«La Sardegna ha di nuovo diversi corteggiatori ed era impensabile fino a pochi mesi fa. Uno era il Qatar con l’operazione San Raffaele. Bene, abbiamo rispettato i tempi che ci erano stati chiesti per la risposta e la Sardegna così è ritornata a essere autorevole, affidabile e credibile».

Una svolta.

«Certo, perché abbiamo messo fine a quell’incertezza che di solito fa scappare i privati. È il modello che replicheremo quando altri busseranno alla porte. In assoluta trasparenza, valuteremo i loro progetti, ma con la garanzia che avranno risposte in tempi rapidi».

Il San Raffaele passerà?

«L’ultimo parere spetta al Consiglio regionale. Sono molto, molto ottimista».

A proposito di sanità, le Asl saranno commissariate?

«La riforma è indispensabile soprattutto perché dal 2015 entrerà il meccanismo del pareggio di bilancio e quindi non poteremo più far correre quella spesa con la scusa che oggi è fuori dal Patto di stabilità. Dovremo essere rigidi, altrimenti saranno molti meno i soldi che potremmo investire per tutto il resto».

Riforme e semplificazione.

«Impegni mantenuti. Ci abbiamo messo la faccia e cominciamo a portare a casa i risultati. Lo stesso abbiamo fatto con l’edilizia scolastica e lo faremo con l’istruzione».

Pigliaru promosso?

«Nessun voto, per ora. Ma in questi primi 100 giorni, la promozione ce la siamo meritata visto che abbiamo rimesso in moto una Sardegna immobile».

Le critiche?

«Alcune mi hanno stupito più che amareggiato. Però è innegabile che abbiamo saputo ricreare un clima di fiducia e ora per noi devono parlare i fatti, non gli annunci».

È stato più difficile di quanto si aspettasse?

«Più che altro complicato, ma ormai siamo un treno in corsa per i prossimi cinque anni». Meno cento giorni.

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