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la successione a porto cervo

Nel 2012 la firma tra Barrack e l’emiro

Nel 2012 la firma tra Barrack e l’emiro

PORTO CERVO. Da Karim Aga Khan, principe degli Ismailiti e diretto discendente di Maometto, a Tamin bin Hamad al Thani, giovanissimo sovrano (appena 34 anni) di un pezzo di deserto arabo ricco di...

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PORTO CERVO. Da Karim Aga Khan, principe degli Ismailiti e diretto discendente di Maometto, a Tamin bin Hamad al Thani, giovanissimo sovrano (appena 34 anni) di un pezzo di deserto arabo ricco di gas e petrolio. La Costa Smeralda creata negli anni Sessanta dall'Aga Khan venne ceduta nel 2003 all'imprenditore di origine libanese Tom Barrack, attraverso il fondo di private equity Colony Capital, che rilevò il controllo dalla statunitense Starwood Hotel, che tuttora gestisce le strutture alberghiere. Tom Barrack sborsò 315 milioni di euro per diventare proprietario dei terreni e degli alberghi un tempo posseduti dall'Agha Khan. Un’avventura durata quasi dieci anni, sin quando, all’orizzonte non si è presentato il fondo sovrano Qatar Holding, dell’emiro Al Thani. Che dal 2007 sta facendo incetta, in Europa, di complessi immobiliari, investendo nel settore turistico, sportivo e dell’intrattenimento, con squadre di calcio e televisioni. In Costa Smeralda il fondo arabo era già presente con una minoranza nella holding controllata da Colony Capital. Qatar Holding e Tom Barrack sono infatti sempre partner in diversi progetti in tutto il mondo che includono i Fairmont Raffles Hotel e la Miramax films.

La Colony Capital aveva anche venduto al Qatar la squadra di calcio francese Paris Saint Germain. L'obiettivo di rilanciare e valorizzazione ulteriormente la Costa Smeralda Holding tramite nuovi investimenti si è arenata sul nascere. Un progetto, questo, sul quale si è dovuto arrendere a suo tempo anche Karim Aga Khan, il quale abbandonò l’idea di realizzare il suo masterplan. Il principe aveva infatti deciso di vendere il suo gioiello sardo per le “difficoltà  burocratiche” incontrate nel realizzare il suo piano di sviluppo sui 2.300 ettari ancora brulli tra Olbia e Arzachena, terreni sottoposti a tutela ambientale da leggi nazionali e regionali. I progettisti della Qatar Holding avevano proposto la ristrutturazione di 12 di stazzi galluresi, ma anche questa iniziativa è stata bloccata sul nascere. (g.p.c.)

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