La Nuova Sardegna

L’accordo tra colossi risale al 2012

L’accordo tra colossi risale al 2012

Sotto la lente di ingrandimento la cessione di 2300 ettari per 600 milioni di euro

2 MINUTI DI LETTURA





PORTO CERVO. Il contenzioso tributario nasce dalla compravendita dell’ex Regno di Karim Aga Khan perfezionato, nel 2012, tra le società italo–lussemburghesi facenti capo alla Colony Capital di Tom Barrack e la Qatar Holding di Doha. Un passaggio di quote che, di fatto trasferì nelle mani del fondo sovrano del Qatar l’intero pacchetto azionario che controlla la Costa Smeralda, un impero fatto di alberghi di lusso, immobili e ville, un porto turistico, locali commerciali, aree servizi, diversi ristoranti e tanti terreni, circa 2300 ettari in gran parte a destinazione agricola.

Un impero costruito sul turismo d’elite e appartenuto, sin dal 1962, a Karim Aga Khan. Il Qatar, già socio con una quota del 14,3% di Colony Capital, divenne quindi proprietario di quattro tra i più prestigiosi alberghi a cinque stelle del mondo: Cala di Volpe, Pitrizza, Romazzino e il mitico Cervo Hotel, oltre alla Marina di Porto Cervo, l’annesso cantiere nautico dei 12 metri e il blasonato Pevero Golf Club, tra i 100 green più importanti del mondo.

Una operazione finanziaria, quella delle cessione della Costa Smeralda, avvenuta attraverso una ricapitalizzazione necessaria per abbattere il debito del gruppo di circa 200 milioni di euro, con l’iniezione di risorse fresche per nuovi investimenti.

Il complesso turistico alberghiero acquisito nel 2003 dall’imprenditore di origini libanesi Tom Barrack attraverso il fondo di private equity Colony Capital includeva anche la statunitense Starwood Hotel, che possedeva gli alberghi a cinque stelle della Costa. Tom Barrack per ottenere il controllo azionario sborsò 315 milioni di euro, e nell’affare venne coinvolta Capitalia (all’epoca amministrata da Cesare Geronzi) che deteneva l'1,12% del consorzio con Sofipa Equity Fund e il 13,22% con Mcc, la merchant bank del gruppo romano di cui era presidente Franco Carraro. Dopo dieci anni e una serie interminabile di richieste di modifica alle leggi urbanistiche che aprissero la strada a nuovi insediamenti mirati in Costa l’intero complesso immobiliare, turistico e fondiario è stato venduto all’emiro del Qatar. Il quale ha già avuto modo di sondare, senza ottenere ancora risposte, quali siano le prospettive di fare business sulla Costa. Al momento il fondo sovrano sta investendo sulla sanità d’eccellenza, in attesa che le agitate acque smeraldine si calmino. (g.p.c.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative