Frodi online, una denuncia a Tissi
Venti indagati in tutta Italia nell’inchiesta della Procura e della Finanza di Cagliari
CAGLIARI. Dalla Francia all’Olanda, fino a scoprire il fronte italiano. La guardia di finanza di Cagliari - in collaborazione con il Nucleo speciale Frodi tecnologiche e su delega della Procura di Cagliari (il magistrato titolare dell’inchiesta è Giangiacomo Pilia)- ha messo a segno un duro colpo alla cyber-criminalità globale con radici su tutto il territorio nazionale. Venti le persone indagate, tra le quali anche un uploaders di Tissi (provincia di Sassari) di 68 anni, che avrebbero alimentato e composto il complesso sistema ideato per ottenere profitti illegali attraverso una piattaforma apparentemente regolare. Eseguite numerose perquisizioni e sequestrato materiale interessante tra Sassari, Bari, Prato, Milano, Pordedone, Treviso, Venezia, Agrigento, Novara, Trieste Cuneo e Roma.
L’operazione denominata «Italian black out» ha consentito di oscurare il sito www.ddlstorage.com, amministrato nel nostro Paese e composto da oltre 120 server. La piattaforma consentiva l’accesso a milioni di opere protette da diritto d’autore, tra cui tracce musicali, film e opere cinematografiche, serie tv Sky, videogiochi e prodotti editoriali. L’attività, portata a compimento per la prima volta in Italia, ha permesso di contrastare le attività illecite in materia di diritti d’autore, anche in quei casi in cui si cerca di mascherarle dietro una parvenza di legalità con la costituzione di società ad hoc.
Si tratta, infatti, della prima inchiesta nella quale è stato possibile provare il legame diretto tra il sito vetrina già sequestrato e il cyberlocker, cioè il servizio di archiviazione su Internet, di riferimento. Dopo l’inibizione del sito “Ddlhits”, effettuata lo scorso anno, gli investigatori hanno appurato i collegamenti con la società madre e scoperto che i gestori del sito cercavano di fidelizzare gli utenti con dei compensi, coinvolgendoli così nell’affare illecito. A una parte degli uploaders venivano corrisposte somme proporzionate al numero di download ottenuti, fino a diverse decine di migliaia di euro l’anno.
Il cyberlocker nazionale, unico nel suo genere, sarebbe stato capace di generare un illecito giro d’affari di oltre un milione e 300mila euro in poco più di un anno di attività, tramite la vendita di abbonamenti premium da parte degli utenti fruitori. Il sistema ha portato a 460milioni di download illegali di file protetti dal diritto d’autore. Sono inoltre sotto la lente degli investigatori gli introiti derivanti da contratti pubblicitari.
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