Sequestro Titti Pinna sentito il supertestimone
Incidente probatorio davanti al giudice Massidda del tribunale di Cagliari L’uomo ha confermato le dichiarazioni già rilasciate al magistrato
CAGLIARI. Incidente probatorio ieri, davanti al Gup del tribunale di Cagliari Giovanni Massidda, nell’inchiesta-bis per il sequestro dell’allevatore di Bonorva Titti Pinna.
Come aveva chiesto e ottenuto il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Gilberto Ganassi, in aula è comparso il supertestimone di Bonorva che è stato sentito per alcune ore e ha confermato le dichiarazioni già rilasciate al magistrato e alla polizia giudiziaria che ha portato avanti le indagini. L’accertamento irripetibile ha riguardato anche un altro testimone chiave. Tra l’altro i due testimoni, anche di recente, avrebbero subito pressioni e minacce, proprio in relazione a certe dichiarazioni rese in precedenza. Forse anche per questo, l’accusa aveva manifestato l’esigenza di cristallizzare in tempi brevi i contenuti delle testimonianze. A conclusione dell’esame dei testimoni, il Gup ha aggiornato l’udienza al prossimo 18 luglio. Ora è evidente che, sulla base di quanto emerso dalle dichiarazioni dei testimoni chiave, i legali degli imputati decideranno la strategia da seguire.
Sono quattro le persone chiamate in causa dal pm Gilberto Ganassi, di cui due in carcere: Giovanni «Mimmiu» Manca, 52 anni, nuorese ma da tempo residente a Bonorva (difeso da Salvatore Asole), e Antonio Faedda, 44 anni di Giave (avvocato Gian Marco Mura). Nell’inchiesta-bis sono entrati anche Francesco Angius, 60 anni, vigile urbano di Bonorva (difeso da Luigi Concas), e Francesca Sanna, 54 anni di Macomer (avvocati Antonello Spada e Rosaria Manconi). Nell’udienza precedente, erano state prodotte due perizie affidate al consulente della difesa Mariano Pitzianti e che hanno riguardato l’analisi delle celle telefoniche che avrebbero agganciato - in alcuni momenti cruciali del sequestro - i telefonini di Giovanni Maria «Mimmiu» Manca e Antonio Faedda, considerati componenti del nucleo di prelievo.
Titti Pinna era stato rapito il pomeriggio del 19 settembre 2006 nell’azienda di famiglia a “Monti Frusciu”. Era stato tenuto in ostaggio per circa otto mesi, in condizioni disumane, in un “buco nero” realizzato con balle di fieno nell’ovile di Salvatore Atzas (già condannato in via definitiva) nell’ovile di “Su Padru” a Sedilo.
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