La denuncia di un pastore: hanno sterminato il mio gregge
TEULADA. Andrea Cinus nel 2001 aveva 170 capre. Per lui erano il suo sostentamento, la sua vita. In pochi mesi quel gregge è stato spazzato via dalla Lingua Blu. Delle 170 capre gliene sono rimaste...
TEULADA. Andrea Cinus nel 2001 aveva 170 capre. Per lui erano il suo sostentamento, la sua vita. In pochi mesi quel gregge è stato spazzato via dalla Lingua Blu. Delle 170 capre gliene sono rimaste una cinquantina o poco più. La storia di Andrea Cinus, di Teulada, è quella di centinaia di pastori che hanno visto la loro vita sconvolta dal virus arrivato in Sardegna dal Nordafrica. Una strage che, secondo quanto sostiene la Procura di Roma, potrebbe essere stata agevolata da chi sulla carta avrebbe dovuto prevenirla. «Ma noi lo sapevamo che le cose andavano in quella maniera, lo abbiamo sempre detto». Cinus fa parte del Movimento dei pastori sardi, quelli che si sempre opposti alla campagna di vaccinazione imposta da Roma. «Già, opposta è il termine esatto. Noi cosa ne sapevamo di Lingua blu, non ne avevamo mai sentito parlare. Ma quando ci hanno parlato di un vaccino da iniettare indistintamente a tutti gli animali ci siamo subito opposti. Non avremo studiato medicina, ma sappiamo cosa può provocare un farmaco a una bestia indifesa». Dalla strage delle sue pecore sono passati 10 anni, Cinus ha ricostituito il suo gregge - «di quello vivo, la pastorizia è il mio lavoro» -, ma ha ancora nella mente i drammatici momenti di quegli anni. «La distruzione delle nostre greggi è stata imposta dall’alto. Ti dicevano: o vaccini le tue pecore o ti becchi una multa da 4 a 6mila euro. Ho visto con i miei occhi pastori anziani piangere per aver perso tutto. I capi di bestiame sono il nostro pane. E le decisioni prese dalla politica hanno determinato la nostra miseria». Per Cinus, però, i responsabili delle stragi delle pecore non vanno ricercati solo tra quelli che oggi sono indagati dalla Procura di Roma. «In questi giorni vedo che tutti stanno prendendo posizione a favore dei pastori. Ma allora associazioni di categoria e politici non fecero lo stesso. Dove era la Coldiretti? E Pili non era forse presidente della Regione?». Il pastore di Teulada contesta anche l’entità degli indennizzi. «A noi l’elemosina non serve. Vorremmo solo che il nostro patrimonio venisse gestito da noi, perché solo noi sappiamo a chi rivolgerci, solo noi conosciamo i veterinari giusti. In Sardegna abbiamo ottimi istituti e università che potrebbero fare i prelievi e studiare come intervenire. Non come hanno fatto con la vaccinazione a tappeto che ci ha mandato in miseria. Nessuno si deve azzardare a presentarsi nella mia azienda per vaccinare il mio gregge. Sono pronto ad andare contro la legge». (al.pi.)
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