Cresce nell’isola il settore no profit
La crisi non ha fermato l’ascesa delle organizzazioni che registrano un incremento medio del 12,3 per cento
SASSARI. Se un giovane imprenditore sardo oggi volesse avviare un investimento potrebbe farlo con buona probabilità di riuscita nel settore del non profit. A patto che l’innovazione e la ricerca siano gli elementi portanti dell’impresa. Lo dicono i risultati del nono censimento dell’industria e dei servizi, presentato, dall’Istat, nel salone della Camera di commercio di Sassari. Dai dati diffusi – in relazione alla rilevazione che l’Istituto italiano di statistica fa ogni dieci anni – è emerso che il non profit è, attualmente, il settore più dinamico della Sardegna. Dato che, per dirla con Raffaele Malizia, direttore centrale per lo sviluppo e il coordinamento della rete territoriale Sistan (Sistema statistico nazionale), deve essere correttamente interpretato. Le organizzazioni del non profit attive nell’isola al 31 dicembre del 2011 (il censimento si riferisce a quell’anno perché il precedente risale al 2001) sono 9.616, più 17,7 per cento rispetto al censimento del 2001. Nelle 10.905 unità locali insediate nel territorio regionale, operano 19.656 addetti più 8mila lavoratori esterni e 143.673 volontari. Gli addetti crescono del 51,2 per cento con una variazione superiore a quella nazionale che nello stesso periodo ha fatto registrare un più 39,4 per cento. In questo scenario spiccano il Medio Campidano e la provincia di Oristano che, stando al report, si distinguono per il più elevato rapporto volontari/abitanti, un indicatore importante che, in generale, colloca la Sardegna al di sopra del dato medio nazionale. Se è vero che le riduzioni di spesa applicate, negli anni, dallo Stato centrale hanno determinato delle inevitabili flessioni, specie nell’istruzione e nella sanità, è vero anche che sono cresciute le attività che operano sul versante dell’assistenza e dei servizi alla persona. «Si è visto come nell’istruzione – spiega Raffaele Malizia a margine del convegno – sia calato il numero degli addetti per effetto dei tagli operati nel corso degli anni che, in Sardegna si sono tradotti nella riduzione delle presenze nelle scuole». Fermo restando il momento di crisi, si intravvedono tiepidi bagliori di quella ripresa tanto auspicata, davanti alle cifre del non profit dove logica imprenditoriale e impegno sociale vanno di pari passo. Ma il nodo centrale restano innovazione e ricerca «Intese – prosegue Malizia – non solo in termini di sviluppo tecnologico, ma anche di nuova capacità gestionale nell’organizzare una moderna impresa con una formula ad ampio spettro». Stando ai dati dell’ultimo censimento, lo scenario globale dei principali settori produttivi, fa registrare segnali positivi. Al 31 dicembre 2011 le imprese attive in Sardegna sono 107.581, il 12,3 per cento in più rispetto al 2001. Imprese che impiegano 294.992 addetti (più 6,4 per cento). «Si registrano in entrambi i casi incrementi più consistenti di quelli avvenuti a livello nazionale e rispettivamente più 8,4 per cento e più 4,5 per cento)». La crescita più marcata, in termini di imprese, è stata rilevata nelle province di Olbia- Tempio (più 22,9 per cento) e Ogliastra (16,1 per cento), quella più bassa nella provincia di Nuoro (7,1 per cento).
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
