La Nuova Sardegna

Meridiana, lo sciopero non decolla

di Guido Piga
Meridiana, lo sciopero non decolla

La compagnia: solo 27 dipendenti si sono astenuti dal lavoro. I sindacati accusano: l’azienda boicotta la nostra protesta

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OLBIA. Ventiquattr’ore di sciopero, un volo cancellato, sette in ritardo. Questo fa sapere Meridiana dopo la protesta di domenica di Cgil, Cisl, Ugl, Usb e Apm (associazione piloti). Per poi aggiungere: «27 dipendenti hanno scioperato, 116 tra piloti e assistenti di volo erano indisponibili, la maggior parte dei quali in malattia».

A leggere i dati aziendali, sembrerebbe che i lavoratori della compagnia aerea non credano più nello sciopero come strategia per salvare il loro posto di lavoro: in 1200, su 2000 totali, il prossimo anno rischiano di uscire dal perimetro aziendale per andare in mobilità (altri 3 anni di copertura pubblica dopo i 4 di cassa integrazione). Anche perché il trend si è consolidato, dopo gli scioperi dell’11 aprile (5 aderenti, 26 in malattia), del 16 maggio (37 aderenti, 49 in malattia), del 30 maggio (2 aderenti, 47 in malattia), 22 giugno (8 aderenti, 91 in malattia).

Ma è possibile che i dipendenti abbiano sfiducia verso i sindacati? Massimo Pasqui, dell’Usb, non la vede così: «È l’azienda che boicotta i nostri scioperi, sistematicamente – spiega –. Fa volare i dipendenti di Meridiana fly nelle fasce protette, dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21, impedendo così ai lavoratori di scioperare: ci abbiamo provato, ma la commissione di garanzia ce l’ha impedito. In tutti gli altri orari, fa volare gli aerei di Air Italy o quelli delle compagnie romene e slovacche che noleggia sempre più frequentemente». Dura anche la Cgil: «I dati aziendali non corrispondono a quelli veri».

Il prossimo sciopero potrebbe essere ad agosto. «Ce ne sarà uno al mese fino al giugno del 2015» è il proposito dei sindacati. L’obiettivo è quello di obbligare l’azionista (Aga Khan - Akfed) e il management (l’ad Roberto Scaramella) a cambiare strategia. Che è quella programmata nel 2011: fare di Meridiana fly una compagnia più piccola, un tutt’uno con Air Italy, ritenuta dall’azienda più competitiva.

Nel 2001 fu raggiunta un’intesa mai sottoscritta prima nella società di Karim e che segna l’inizio di tutto: azienda e sindacati si accordarono per 4 anni di cassa integrazione e 3 di mobilità. Il modello Alitalia, insomma. Ma su quell’accordo iniziale ora c’è totale divergenza.

Per l’azienda, era implicito che quell’atto dovesse portare al dimagrimento della compagnia aerea: meno aerei, meno dipendenti. La flotta ora è di 15 aerei, e tra questi 10 Md82 che Meridiana metterà a terra proprio nel 2015. Quindi, quel percorso, nell’ottica aziendale, non si interromperà: 1200 dipendenti andranno via e avranno tre anni di copertura con la mobilità.

Per i sindacati, i patti erano altri: i quattro anni di cassa integrazione dovevano servire per rilanciare la compagnia; percorso che - sostengono - non sta avvenendo per gli errori del managament e per la volontà di svuotare Meridiana fly a favore di Air Italy. Tutte le sigle chiedono che l’azienda presenti un piano di rilancio, per salvare i posti di lavoro anche con altra cassa integrazione. E chiedono che Regione e Governo lavorino per centrare l’obbiettivo. Ma per ora, nessuna risposta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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