La Nuova Sardegna

Addio a Giorgio Gaslini, un maestro tra jazz e cinema

È morto a 84 anni, sperimentatore di originali contaminazioni con pop e classica Sua la colonna sonora di “Profondo rosso”. Diverse collaborazioni in Sardegna

30 luglio 2014
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BORGOTARO. Era uomo del secolo scorso che sapeva guardare al futuro. Anche oltre la propria storia di artista impegnato sul sociale e nel politico, compositore e pianista che amava sperimentare, Giorgio Gaslini, scomparso ieri a 84 anni nell’ospedale di Borgotaro in provincia di Parma, dove era stato ricoverato un mese fa dopo una caduta. Artista che il secolo precedente l’ha vissuto fino in fondo come instancabile giramondo e jazzista appassionato dall’idea di far diventare la musica arte totale. Per realizzare questa idea, simile a un sogno, Gaslini aveva studiato e si era impadronito dei diversi generi, approfondendo la conoscenza con le musiche del mondo, quella africana in particolare (ma grande importanza nella sua formazione riveste anche lo studio di quelle orientali), un amore coltivato sin da piccolo. Nella sua casa milanese il giovane Gaslini viveva immerso infatti tra maschere e strumenti musicali che lo riportavano all’Africa, meta di studi e viaggi del padre, giornalista e scrittore che al Continente Nero dedicò una ventina tra saggi e opere. Una passione che va di pari passo con quella per il pianoforte scoperta a soli sette anni. Un piano verticale dove tentava di imparare con difficoltà il fratello maggiore, presto da lui sostituito nelle lezioni dal maestro e alla tastiera. A nove anni il primo concerto pubblico a Milano. Già allora si dilettava ad improvvisare sulle note e qualcuno – allora si era in piena epoca fascista – osservò che forse era qualcosa di simile a quella musica proibita americana chiamata jazz.

E quella divenne negli anni la sua vera passione musicale. O meglio il filone principale della sua carriera artistica, ricca e punteggiata da decine di album tra jazz, musica contemporanea e sperimentazioni. E di colonne sonore per il cinema scritte per autori come Dario Argento (ad esempio quella per il cult “Profondo rosso”). La prima scrittura che rivelò le sue doti di autore di colonne sonore, arrivò da Michelangelo Antonioni. Fu tramite il cantante Nicola Arigliano che un giorno gli presentò Marcello Mastroianni al quale Gaslini diede in regalo il suo disco “Tempo e Relazione” (album che segna il ritorno al jazz dopo un lungo periodo passato a studiare classica). Da Mastroianni ad Antonioni il passo fu breve. Il regista che era a Milano per girare “La Notte” volle che Gaslini si trasferisse sul set assieme al suo quartetto per comporre in diretta. Provavano la notte e l’indomani registravano in scena. Quella colonna vinse il Nastro d’Argento. Uno dei tanti riconoscimenti andati al maestro (ben nove volte vincitore del “Top Jazz”) che oltre alla frequentazione con i grandi del jazz – da Ellington a Coleman, da Roswell Rudd a Steve Lacy, Don Cherry ed Eddie Gomez (conobbe tra gli altri anche Coltrane)– si buttava a capofitto nei concerti e nelle composizioni. Scrivendo suites (collaborò anche con l’Orchestra Jazz della Sardegna) musiche per balletti e per il cinema facendo da chioccia a giovani talenti (come Massimo Urbani) e scrivendo saggi fondamentali come quelli sulla “Musica totale” uscito per Feltrinelli nel 1975 dove ha raccontato la sua visione di una musica senza barriere, capace di esprimere il proprio tempo (walter porcedda)

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