La Nuova Sardegna

Calasetta sotto choc per Gody

di Gianfranco Nurra
Calasetta sotto choc per Gody

Bimbo annegato in piscina: il sindaco ha annunciato un giorno di lutto e silenzio

31 luglio 2014
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CALASETTA. Una giornata vissuta quasi all’insegna dell’incredulità e dello sgomento, a Calasetta, a poche ore dalla morte di Godpower Amadin, Gody per la famiglia e per gli amici, il piccolo morto annegato nella piscina di una delle abitazioni a schiera che costituiscono un complesso turistico in via della Costiera, alla periferia del paese. Unico muto testimone degli ultimi momenti del bambino un pallone giallo, che galleggiava, quando il corpicino esanime è stato trovato, sull’acqua. È il pallone con cui Gody giocava, nel cortile dell’abitazione nella quale la madre e lo zio erano intenti ad effettuare le pulizie e a curare il verde del giardino. Probabilmente un calcio maldestro lo aveva fatto volare al di là dei confini della casa, fino al giardino confinante facendolo cadere in acqua. Ed è forse proprio quello, almeno alle ipotesi messe in campo dai carabinieri della Stazione del paese e della Compagnia di Carbonia. Un dramma che in paese ha riportato alla memoria altri due drammi avvenuti negli ultimi quattro anni, drammi che hanno avuto come protagonisti i bambini. Nel 2010 era morta annegata, trascinata dalla furia delle acque di un torrente in piena, strappata alla madre che aveva tentato disperatamente di salvarla, la piccola Anna Leone di quattro anni. Poi, nel 2011 un’altra morte aveva sconvolto il paese, quella di Francesca Pintus, anche lei di quattro anni, forse colpita da meningite. Oggi Gody, che neppure il nome, “Potere di Dio” è riuscito a salvare. Così, la comunità Calasettana si è risvegliata come incredula. Pur abitando a Sant’Antioco, dove è presente un consistente nucleo di nigeriani che vi si sono stabiliti, la famiglia di Gody è conosciutissima, perché da anni il padre Henry che fa il custode, la madre Patry, ma anche altri familiari, lavorano in paese. Una storia, la loro, simile a quella di tanti immigrati. Prima l’arrivo del capofamiglia, poi della moglie. Inseriti immediatamente e integrati nella vita e tra la gente del paese. Poi era arrivato Gody, cinque anni fa, accolto come una benedizione del cielo. Potere di Dio, appunto. Il sindaco, anche a nome di tutta la cittadinanza, ha annunciato un giorno di lutto e di silenzio. Per una serata la musica che allieta le serate dei turisti si fermerà. Ieri, a ventiquattro ore di distanza dalla tragedia, niente in via della costiera faceva ricordare l’accaduto. I bambini – voci del nord italia soprattutto – hanno continuato a riunirsi e a giocare a palla nella strada della lottizzazione. Forse proprio per imitare i loro giochi Gody aveva iniziato a dare calci a quel pallone giallo che, con tutta probabilità, è stato l’unica causa del dramma. Mentre Calasetta è attonita, il pianto si è spostato ora a Sant’Antioco, in via Verdi, dove abita la famiglia Amadin, e dove per l’intera giornata i connazionali si sono alternati per far sentire la loro presenza e la loro solidarietà. I funerali – non si conosce ancora con quale rito e con quale modalità – sono previsti per questo pomeriggio.

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