Chef Locatelli e la gaffe sul muflone: «Una battuta per rompere il ghiaccio»
A Masterchef la domanda sull’animale più diffuso in Sardegna: «Lo so che l’isola è legata alle pecore»
Sassari La cosa migliore è affrontare subito l’elefante nella stanza. Anzi, il muflone. L’ultima puntata di Masterchef andata in onda su Sky si è riempita dei colori di Cagliari e del suo bastione di Saint Remy per la prova in esterna dei concorrenti ai fornelli. E prima di indossare i grembiuli, i tre mitici giudici del talent, gli chef stellati Giorgio Locatelli, Antonino Cannavacciuolo e Bruno Barbieri, hanno incalzato gli aspiranti cuochi con qualche domanda di cultura generale: «Il muflone è l’animale più diffuso in Sardegna?», un concorrente risponde di no ma per Locatelli la risposta è sbagliata. Sui social il day after è caratterizzato da commenti ironici: va bene il muflone, presente con circa settemila esemplari, ma gli animali più diffusi sono sicuramente altri: i cinghiali – almeno centomila dall’ultima stima – e le pecore, tre milioni.
Lo chef italiano più british che ci sia sta al gioco e in proposito risponde in esclusiva alla Nuova: «Quella domanda è nata in modo molto spontaneo, come spesso succede in Masterchef. A volte si fanno domande per rompere il ghiaccio, per stimolare una reazione, non per fare un censimento faunistico! Ovviamente la Sardegna è legata profondamente alla pastorizia, alle pecore, a un mondo rurale molto forte. Se poi quella battuta ha fatto sorridere o discutere, va bene così: la cucina è anche dialogo e leggerezza».
Lo chef della ex Locanda Locatelli e che ora ha aperto un nuovo locale nientemeno che alla National gallery di Londra, tra un servizio e l’altro, si sofferma sull’esperienza della puntata girata a Cagliari: «Quella della Sardegna è una cucina che sembra semplice, ma in realtà è profondissima. A Cagliari ho riscoperto soprattutto il grande equilibrio tra mare e terra: pochi ingredienti, ma trattati con un rispetto assoluto – il commento della celebrità della cucina e della tv –. Penso alla fregula, alla bottarga, ai grandi formaggi come il pecorino, ma anche al pane, che non è mai un dettaglio. È una cucina che non ha bisogno di urlare per farsi notare, e questo oggi è quasi rivoluzionario».
L’ospite della prova in esterna era Luigi Pomata, chef stellato sardo, re del tonno rosso, «è un cuoco che stimo molto perché riesce a portare avanti una cucina identitaria senza rimanere prigioniero della tradizione. Il suo lavoro sul tonno, per esempio, è un manifesto di come si possa essere contemporanei restando profondamente sardi».
La scena contemporanea dei ristoranti sardi sta regalando sorprese, attestati di livello, tra stelle Michelin, ingressi nella guida del Gambero rosso e menzioni di primo piano: «In generale trovo che dalla Sardegna stiano arrivando voci molto interessanti: una cucina che guarda avanti, ma con radici solidissime», elogia Locatelli. Con buona pace dei mufloni.
