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«In poligoni e zone industriali diversi i tetti-soglia sui veleni»

«In poligoni e zone industriali diversi i tetti-soglia sui veleni»

SASSARI. «Quest’amministrazione non ritiene accettabile la previsione di assimilare i poligoni militari ad aree con destinazione industriale, perché si deve tenere conto delle altre attività...

31 luglio 2014
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SASSARI. «Quest’amministrazione non ritiene accettabile la previsione di assimilare i poligoni militari ad aree con destinazione industriale, perché si deve tenere conto delle altre attività produttive sul territorio di riferimento». Così ieri l'assessore Donatella Spano ha ribadito la posizione della giunta regionale. L’ha fatto intervenendo in videoconferenza alla riunione della commissione ambiente ed energia nell’incontro con Regioni e Province autonome. E ha riaffermato quel che l’esecutivo Pigliaru aveva già espresso in sede tecnica lo scorso 16 luglio a Roma. Una linea condivisa dal Friuli Venezia-Giulia. Col quale è stata siglata un’intesa per scongiurare l’equiparazione dei parametri nella stima dei livelli d’inquinamento ventilata in recenti normative.

Le servitù militari nell’isola bloccano circa 35mila ettari su 24mila km quadrati. A queste superfici si devono aggiungere le interdizioni a mare durante le esercitazioni in specchi d’acqua vasti decine di miglia quadrate, oltre al divieto d’uso di predeterminati corridoi nel corso di manovre affidate all’aviazione italiana e ad altri piloti Nato. Le servitù della Sardegna rappresentano così più del 60% di quelle dislocate nell'intera Italia. Una percentuale pari all'1,5 del totale della superficie regionale, dove vivono un milione e 600mila persone. Nelle altre 19 regioni italiane, in 277mila km quadrati, si trova invece il restante 38-39& di zone interdette per attività militari.

L’assessore ha dunque ricordato come sui territori sardi connessi ai poligoni e alla basi vengono svolte anche attività civili ed economiche, legate a pastorizia e agricoltura. E ha contestato le procedure semplificate per le operazioni di bonifica e messa in sicurezza delle aree militari «che estendono in maniera generalizzata a tutto il demanio militare i limiti dei” contaminanti” per i suoli delle zone a uso industriale, per i quali i valori delle soglie-limite sono decisamente superiori e meno cautelativi».

Spano ha sottolineato come quest’approccio non risulta compatibile col risanamento. «L'intransigenza della nostra posizione - si legge nella nota ufficiale trasmessa alla presidenza del Consiglio e alla conferenza unificata Stato-Regioni - nasce dalla necessità di restituire alla collettività e a uno sviluppo sostenibile grandi zone dell’isola e di portare alla bonifica, in tempi certi, le aree militari compromesse».(pgp)

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