La Nuova Sardegna

«La mia valigia d’attrice Ecco cosa c’è dentro»

di Fabio Canessa

Valeria Golino ospite ieri del Festival della Maddalena

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INVIATO ALLA MADDELENA. «Avrei voluto fare un film con Gian Maria. Un sogno che si stava per realizzare, spezzato dalla sua improvvisa morte. Il regista e sceneggiatore Peter Del Monte aveva scritto per noi "Compagna di viaggio" che poi fu realizzato qualche anno dopo con Asia Argento e Michel Piccoli». Valeria Golino, ospite del Festival della Maddalena dedicato a Volonté, ricorda il grande attore e come abbia sfiorato il suo percorso artistico. Nel 1994, anno della scomparsa dell'artista, l'attrice aveva già alle spalle diversi film, fama internazionale per la presenza in film come "Rain Man", premi importanti come la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia. Conquistata quando aveva solo diciannove anni per l'interpretazione formidabile in "Storia d'amore" di Citto Maselli. Un regista che aveva lavorato anche con Volonté: «Artista – sottolinea l'attrice – che resta un modello assoluto per chi fa questo mestiere».

Volonté ha interpretato più volte personaggi realmente esistiti, caratterizzandoli in modo impressionate dopo una lunga preparazione. Nel suo ultimo film, "Come il vento", lei è la direttrice di carcere Armida Miserere. Come si è preparata al ruolo?

«Ho fatto le cose convenzionali, di ricerca, che si fanno più o meno sempre. Ho incontrato delle persone che la conoscevano e il regista, che aveva già approfondito tanto l'argomento, mi ha raccontato un po' tutto. Una cosa molto importante che ho avuto a disposizione sono i suoi diari intimi e quello sicuramente è un privilegio per un attore, poter vedere le cose nell'intimità. Ma ho trattato tutto con i guanti, sono stata molto cauta, per non invadere questa persona. Che non c'è più da undici anni e non si può difendere. Ho preso da tutta questa ricerca soprattutto delle sensazioni, non ho fatto l'imitazione di Armida Miserere. Anche perché non la so fare».

Ma è stata bravissima. Ha ricevuto anche dei premi per questa interpretazione.

«Volevo dire che ci sono attori molto bravi a entrare nella gestualità, nella fisicità del personaggio. Come per esempio Gian Maria Volonté. Mentre io non ho questa capacità. Ho cercato di catturare i suoi sentimenti principali e di farli intravedere, dove possibile. È la cosa che mi interessa e cerco di fare sempre».

Rispetto a un personaggio di finzione e più facile o più difficile il compito di un attore, di un'attrice, vestire i panni di una persona realmente esistita?

«Il riferimento, il contesto storico aiuta, però dobbiamo sempre considerare il fatto di avere in mano qualcosa di sacro: la vita di una persona. Da questo punto di vista il personaggio fittizio è forse più facile da affrontare, ti senti in qualche modo più libera».

È stato difficile essere seguita costantemente dalla macchina da presa?

«Al contrario. Avere la cinepresa addosso non è difficile per me. È una delle cose a cui l'attore ambisce sempre, dare al regista più materiale possibile del personaggio che interpreta. Più hai la macchina addosso, più hai questa possibilità. Per questo i ruoli sono maggiormente difficili quando sono più piccoli. Perché sei guardato di meno per forza di cose e allo stesso tempo devi fare attenzione a non sgomitare nella scena. Devi cercare il giusto equilibrio».

Il film esplora soprattutto il lato privato di Armida Miserere, mettendo in evidenza le sue fragilità. La storia, la cronaca, ci restituiscono però una donna anche molto dura. Il suo lavoro di recitazione ha influito su questo elemento?

«È stata ovviamente una scelta del regista, a priori, quella di concentrarsi soprattutto sul lato personale. Detto questo, probabilmente ha influito anche lo scegliere me come attrice. Rispetto a un certo tipo di durezza, di protervia, non riesco mai a fare una rappresentazione in maniera netta. Tutte le persone, anche quando contengono questi elementi, non sono mai definitive e sempre così. Hanno mille aspetti nella loro personalità. Quindi io ho diluito quella cosa in modo che si sentisse comunque che c'era. Non volevo però tagliare con l'accetta quel carattere, quella personalità».

Un film che viene dopo "Miele", il suo esordio da regista in un lungometraggio.

«Sì, subito dopo. Stavo ancora montando il mio film».

Passare dall'altra parte della macchina da presa ha influito, cambiato qualcosa della sua prospettiva di attrice?

«Non all'esterno. Mi comporto nello stesso modo in cui mi comportavo prima. Non rompo le scatole più di tanto al regista. Detto questo se posso dire la mia, quando sono interpellata, quando posso dare una mano, sono felice di farlo. Lo facevo anche prima e più si va avanti nella propria carriera di attrice, più esperienza si ha. Ma di fronte al regista sono sempre docile e a disposizione».

A quando il prossimo film da regista?

«Vediamo. Posso dire che mi piace molto la regia e la voglia non manca».

In "Miele" non recita. Nel prossimo ci sarà?

«In linea generale l'idea non mi interessa molto. Ma se capiterà una storia con un personaggio da risultare talmente evidente per me, non dirò subito no. Ci penserò. Magari viene fuori un film diretto da Valerio Golino, scritto da Valerio Golino, con Valeria Golino (ride, ndr). Ma in assoluto non è quello a cui penso».

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