La Nuova Sardegna

Il nord rischia lo scippo dell’Authority

di Gianni Bazzoni
Il nord rischia lo scippo dell’Authority

Il Governo punta a un unico distretto marittimo. Lai (Pd): può essere un vantaggio, Fasolino (Fi): saremo penalizzati

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SASSARI. Il decreto Sblocca Italia per ora blocca la riforma dei porti e anche la Sardegna resta con il fiato sospeso. L’obiettivo del Governo è quello di dare una brusca accelerazione e favorire la trasformazione genetica delle Autorità portuali, ma le pressioni degli ultimi giorni hanno consigliato un ulteriore approfondimento prima delle decisioni finali. Per ora sono state approvate le linee guida per la razionalizzazione e nell’isola si va verso l’unione di tre scali marittimi - Porto Torres, Olbia-Golfo Aranci e Cagliari - sotto una sola Authority, ci sarà un distretto unico che mette insieme nord e sud. Un tema scottante, con malumori e proteste che rimbalzano anche da altre realtà con orientamenti più o meno analoghi: Salerno non vuole stare con Napoli e Savona è contraria all’unione con Genova. In gioco ci sono autonomia, storia, questioni gestionali e scelte strategiche.

Le Autorità portuali - nella proposta del Governo che raccoglie orientamenti parlamentari - passano da 23 a 15, secondo un criterio oggettivo che è quello dei porti riconosciuti come strategici a livello europeo nel regolamento 1315/2013. Ai 14 porti si aggiunge quello di Civitavecchia (come scalo della capitale). In pratica si tratta di un porto per regione, fatta eccezione per Liguria, Puglia e Sicilia. Previsto anche un nuovo regime di autonomia finanziaria con la proposta di attribuire a ciascuna Authority l’uno per cento dell’Iva dovuta sulle importazioni delle merci movimentate nel territorio nazionale attraverso i porti amministrati. Si passerebbe, quindi, da un regime di trasferimenti nazionali a uno nel quale vale la capacità di autofinanziamento per le opere e gli investimenti (si crea un fondo nel quale la quota del 20 per cento può essere ripartita con finalità perequative, tenendo conto anche della strategicità delle opere e della efficacia ai fini dell’operatività dello scalo).

Cosa succederà in Sardegna? Cambiano parecchie cose, forse non tutte in peggio.

«L’impatto principale – ha detto il senatore del Pd Silvio Lai – è la riduzione delle Autorità portuali da due a una, che avrà sede nel porto principale. Una definizione, nel caso sardo, che non darebbe scontata la sede a Cagliari». La disputa principale è proprio sulla localizzazione a nord o a sud dell’isola e finora le contrapposizioni sono rimaste tali.

«Passare da due Autorità a una – ha detto ancora Lai – non è negativo in assoluto: sotto il profilo della competitività commerciale dei porti sul piano nazionale e internazionale è un passaggio obbligato. Tuttavia va analizzato ogni dato oggettivo per valutare una battaglia in sede parlamentare, anche se c’è la scelta della riduzione delle Authority già fatta per i porti strategici europei».

Il sindaco di Golfo Aranci Giuseppe Fasolino, consigliere regionale di Forza Italia teme che il prezzo che sarà chiamato a pagare il nord Sardegna (se l’Autorità unica andrà a Cagliari) possa essere molto alto. «Non è una questione di campanilismo – ha detto – ma di rispetto della storia dei porti e delle città di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres».

L’autonomia gestionale dei porti, tramite la figura del direttore generale (nell’ambito della stessa Autorità) potrebbe costituire un passo avanti per lo scalo che non era sede diretta, e magari anche per quello che la perderà.

«Il vero passo in avanti – ha detto Silvio Lai – può essere il fatto che un’unica autorità portuale possa aggregare altri porti strategici, da quelli sede di attività industriali a quelli turistici più importanti, e si trasformi in una vera autorità di bacino, facilitata dalla conformazione geografica dell’isola. In questo senso, anche la gestione di un sistema integrato di porti franchi, o aree doganali portuali speciali, può avere un respiro diverso e un nuovo slancio strategico. Purchè si individuino linee comuni che facciano crescere l’Autorità e siano favorite vocazioni specialistiche dei diversi siti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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