Riondino: «Madame Bovary è tra noi»
Oggi a Osini con Dario Vergassola dopo lo spettacolo di Arditodesio
OSINI. «È un piccolo format che permette di parlare dei capolavori della letteratura in maniera allegra ma senza snaturarne la forza drammatica». David Riondino svela il gioco dello spettacolo di stasera – alle 21 nello scenario de su Taccu dopo “Le storie di uomini” di Arditodesio – con Dario Vergassola al Festival dei Tacchi. «Io faccio il saputello, il professore che legge e racconta Madame Bovary, romanzo, come sappiamo, pieno di incidenti sentimentali, e Dario fa i suoi commenti come non ne avesse mai sentito dire, come il ragazzo dell’ultimo banco». O come il comico televisivo costretto da una nuova legge ministeriale a incontrare una volta all’anno un classico, pretesto scenico per questo “Riondino accompagna Vergassola a incontrare Flaubert”.
«Già, se lui non fa la prova perde i contratti. Addirittura si parla di un commissario ministeriale in sala, forse Baricco», aggiunge Riondino.
«La chiave è questa, io racconto lui chiosa, fa digressioni e si fa incantare dalla trama. Il gioco è semplice anche grazie alle sue doti comiche. Lo abbiamo fatto anche con il Don Chisciotte e con La signora delle Camelie di Dumas».
È un modo di mescolare l’alto e il basso che funziona?
« È un ingrediente molto forte del teatro comico. E c’è anche uno schema quasi da circo, come fossimo il clown Bianco e l’Augusto, quello che fa il serio e l’altro che gli gira intorno. Ho fatto una riduzione del testo e leggo, da fine dicitore, alcune parti, selezionando i passaggi che danno il ritratto più contemporaneo degli inciampi di una relazione. Il non dire il proprio stato, i motivi al partner, e da parte di lui il non capire minimamente che nel silenzio e nell’apparente normalità c’è qualcosa che non funzione. Alla fine lui, stupito, non capirà, è un personaggio grottesco. Molti mariti e mogli ignorano ciò che capita davvero nel cuore del partner».
E il pubblico si appassiona?
« Bovary è la battaglia di una ragazza per il vero grande amore, con continui fraintendimenti, come se chiunque incontri possa esserlo. Ci sono infiniti modi di raccontarla: lei come vittima della mediocrità maschile e quindi una visione di genere, o il Bovarismo come tendenza a sognare situazioni sentimentali per fuggire la provincia. Però quando leggo questi brani sento un silenzio preoccupato nell’uditorio. Evidentemente, sia gli uomini che le donne, ascoltando queste cose, che credono di sapere – ma pochi le conoscono bene - fanno aleggiare la domanda: ma come va a finire? Insomma senti che la grande penna di Flaubert continua a raccontare cose che ci sono ma non si dicono. E Dario, oltre a costruire alcuni episodi in maniera molto comica, come la seduzione di Rodolfo nel bosco, riesce a trasportare nel contemporaneo i contesti di Flaubert, ha la capacità di attualizzare il racconto perché dà la sensazione di assimilarlo, farne tesoro. Ci crede e seguendo la storia di questa passione può offrire il punto di vista del pubblico, e dare giudizi liberamente, senza sentirsi giudicato»..
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