Il futuro ora è legato alla programmazione
Il comandante della Direzione marittima Di Marco: servono formule che trattengano i visitatori in città
CAGLIARI. Le parole d'ordine sono due: diversificare programmare. Vincenzo Di Marco, comandante della Direzione marittima di Cagliari, dal 30 gennaio, commissario dell'Autorità portuale, fa un po' di conti e indica la rotta meno rischiosa per lo scalo cagliaritano.
«La nave da crociera di 300 metri, con 3mila passeggeri, piena di gente festante è un’immagine che arricchisce i porti dove arriva, conferisce appeal e ritorno d'immagine. Bisogna, tuttavia, considerare anche la ricaduta economica. Secondo gli standard europei produce, complessivamente, 60 euro a passeggero. Una nave porta container garantisce un beneficio di 190 euro sull’indotto locale. La nave da crociera, oggi, funziona come un autobus: carica e scarica passeggeri nei porti, proprio come una corriera lungo una tratta stabilita. Occorre puntare su formule che trattengano i turisti in città più a lungo e su un richiamo che renda appetibile Cagliari. Perché il mercato crocieristico prosperi è necessario che i viaggiatori vogliano venire in Sardegna. La verità è che la Sardegna viene identificata per la maggior parte con la Costa Smeralda, nella migliore delle ipotesi con Alghero. Il porto di Civitavecchia non si chiama così. Turisticamente viene venduto come porto di Roma e tutti conoscono Roma e desiderano andarci. Bisogna, perciò, sfruttare tutte le potenzialità che il porto di Cagliari offre, non solo quelle turistiche». Il futuro del porto è legato alla lungimiranza, che in termini manageriali si chiama programmazione. «Programmare cosa si deve fare, quando si parla delle attività del porto - precisa Di Marco - vuol dire pensarlo da qui a vent'anni, non per i prossimi due anni. Cagliari offre banchine sicure, fondali di sedici metri. Nel porto funzionano bene gli ormeggiatori, i tecnici. C'è spazio per il movimento delle merci, per le crociere, per i pescherecci, l'aeroporto è a sei chilometri. Ha tutti i numeri per imporsi. Non c'è criminalità organizzata, sebbene ci siano gruppi di potere che condizionano l'economia. Per valorizzare il turismo serve l'impegno di tutti: usare l'ambiente come risorsa, sfruttare il patrimonio monumentale, presentare una città pulita e accogliente e programmare lo sviluppo. Se Cagliari sbaglia, oggi, ne pagherà le conseguenze domani. Il turismo da solo non basta. (f.t.)
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