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Creato il succo d’uva senza alcol

di Luca Fiori ; di Luca Fiori ; di Luca Fiori ; di Luca Fiori
Creato il succo d’uva senza alcol

La ricerca è stata portata avanti da un gruppo di microbiologi di Sassari

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SASSARI. Arriva da Sassari una scoperta che viene incontro a chi, per motivi religiosi o di salute, non può assumere sostanze alcoliche. Un gruppo di microbiologi dell'ateneo sassarese ha elaborato un rimedio per eliminare la ocratossina A, una micotossina della frutta, senza produrre alcol. Si tratta di una novità di rilievo internazionale, tanto sul piano scientifico che sociale. La scoperta sarà infatti capace di soddisfare la dieta «halal» che, in base alle leggi islamiche, vieta il consumo di alcol. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista International Journal of Food Microbiology, si è svolta nell'ambito del progetto finanziato dalla Qatar Foundation, in collaborazione con il professor Samir Jaoua della Qatar University di Doha, ed è stata coordinata dal professor Quirico Migheli del Dipartimento di Agraria dell'università di Sassari.

Del team di ricercatori fanno parte anche Stefano Fiori, Paolo Urgeghe, Walid Hammamu e Salvatorico Razzu. Un problema molto rilevante nella produzione di succhi di frutta è rappresentato dalla presenza di micotossine, generate da funghi filamentosi, che possono contaminare la frutta prima della raccolta o durante le fasi di trasporto e di conservazione e che possono provocare gravi danni al sistema renale. «La presenza di alcool nelle bevande – afferma il professor Migheli – costituisce un problema di non poco conto anche per i consumatori che desiderino osservare le leggi islamiche. Queste regole sanciscono che anche piccole tracce di alcool presenti nei cibi e nelle bevande ne possano invalidare lo status halal». L'assunzione di alimenti contaminati da ocratossina A (Ota) è anche un rischio per i consumatori abituali di vini rossi, di vini da dessert e di succhi d'uva. Ma l'Ota viene riscontrata con una certa frequenza anche nei cereali, nella frutta secca, negli insaccati, nel caffè (in particolare nel caffè istantaneo), nella birra e in numerose altre bevande, comprese le tisane. In via preventiva la Commissione Europea nel 2005 ha stabilito che il livello massimo di Ota nel vino e nel succo d'uva non possa eccedere i 2 microgrammi per chilogrammo di prodotto.

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