Peste suina, un affare per la Spagna
L’emergenza nell’isola ha fatto arricchire i grandi produttori di prosciutto
CAGLIARI. A chi ha giovato la peste suina? E’ uno dei tasselli mancanti al quadro desolante di una malattia che la Sardegna combatte da trent’anni senza risultati.
Alla domanda, Battista Cualbu, presidente della Coldiretti, risponde deciso: «È convenuto solo al sistema dei grandi produttori di maiali delle altre regioni».
Si tratta dunque di cambiare l’approccio a questa che era un’emergenza ed è diventata una consuetudine. Il mercato sardo si ritrova invaso di animali che arrivano, ad esempio, dalla Spagna: «La peste suina ha fatto crescere i mercati all’estero ma anche da noi ha generato posti di lavoro»... Ora si tratta di premiare chi è virtuoso, chi alleva animali sani. E’ il tassello mancante del meccanismo della lotta sanitaria: sino a oggi - è la tesi della Coldiretti - tutto si è basato sul contrasto alla malattia con i metodi tradizionali della sanità e, quando era il caso, con l’abbattimento dei capi di bestiame. In Spagna, dove avevano lo stesso problema, hanno risolto la questione in modo diverso, facendo uscire fuori dall’illegalità parte dei produttori che operavano senza controllo. Come si fa?
«In Spagna hanno fatto in modo che produrre prosciutto fosse un business», dice Cualbu, «hanno fatto crescere il marchio (ad esempio Patanegra), e agli allevatori è convenuto uscire fuori dall’illegalità». Sull’altra emergenza, quella della lingua blu, la Coldiretti chiede che sia finita nel più breve tempo possibile la campagna dei vaccini “spenti”. Ma le cose, tutto sommato, non dovrebbero essere drammatiche: «L’anno scorso nello stesso periodo avevamo decine di migliaia di capi colpiti, quest’anno c’è la segnalazione di qualche focolaio ma non sono stati registrati capi morti». E’ l’effetto positivo della vaccinazione dell’anno scorso. Certo il vaccino “spento” ha necessità di continui richiami perché la durata è inferiore. Infine il cuore del problema: come ha detto l’assessore Luigi Arru mancano i veterinari in assessorato e da lì si deve ripartire per creare un coordinamento per le emergenze sanitarie. (a.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
