Roghi dai missili su Capo Frasca E Pigliaru ora accusa la Difesa
Le esercitazioni aeree causano un incendio su 25 ettari. L’Aeronautica minimizza: «Già domato» Dal governatore parte un duro attacco: «E’ inconcepibile, notizie nascoste e Forestale ostacolata»
CAGLIARI. Un vasto incendio ieri ha distrutto 25 ettari di macchia mediterranea a Capo Frasca. A prima vista uno dei soliti fuochi che ogni anno mettono a dura prova la Sardegna. Ma questa volta la causa non è da ricercare in uno dei soliti folli incendiari, quasi sempre anonimi e impuniti, che animano le estati sarde. No, questa volta il responsabile è stato subito identificato e ha un nome e cognome. A provocare il vasto incendio è stato un aereo militare durante un'esercitazione nel poligono di Capo Frasca. Un inferno di fuoco, denunciato per primo dal leader di Unidos Mauro Pili sul suo profilo Facebook e poi sminuito dall'Aeronautica a «piccolo focolaio», che ha mandato su tutte le furie il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, che in serata ha diramato una dura nota che riporta ai minimi storici il suo già non idilliaco rapporto con il ministro della Difesa, Roberta Pinotti.
«È inconcepibile che la Regione scopra da fonti non ufficiali che un grave incidente è avvenuto oggi a Capo Frasca nel corso di una esercitazione militare – tuona Pigliaru –. Ed è altrettanto inconcepibile che la conferma reale delle dimensioni dell'incendio arrivi solo dopo l'intervento degli uomini del nostro corpo forestale, e che il ministero della Difesa da noi interpellato attraverso canali informali, parli di un piccolo incendio già domato quando invece l'elicottero del corpo forestale era ancora in azione alle 18.30, cinque ore dopo che il proiettile aveva innescato il fuoco». L'incendio, infatti, in base alla dinamica ricostruita dagli uomini del corpo forestale, è stato molto probabilmente provocato dall'attrito di un proiettile con le rocce e di alcune deflagrazioni visibili distintamente da terra e dall'elicottero. Non è chiaro se si tratti di ordigni inesplosi o di altro. Ma i vertici del corpo forestale hanno riferito alla presidenza della Regione che il personale del poligono si è rifiutato di accompagnare a terra la loro squadra, come esplicitamente richiesto per evitare le aree a rischio. La squadra è comunque entrata, ma si è dovuta ritirare quando sono avvenute nuove deflagrazioni a circa 50 metri dai mezzi. L'opera di spegnimento, per non correre inutili rischi, è quindi andata avanti solo dall'elicottero.
Un episodio inquietante che arriva 24 ore dopo un primo incendio che, sempre a Capo Frasca, aveva mandato in fumo un ettaro di cespugli e macchia mediterranea. «Abbiamo disposto che il corpo forestale intensifichi le azioni di monitoraggio in tutte le aree circostanti i poligoni – dice ancora Pigliaru –. Tra le richieste che noi portiamo fermamente avanti nel confronto con la Difesa c'è quella imprescindibile di osservatori ambientali indipendenti. E come è evidente, non si può aspettare oltre». Il governatore ha denunciato di nuovo, come aveva già fatto nel corso della Conferenza nazionale sulle servitù militari, gli alti rischi con cui i sardi sono costretti a convivere a causa della massiccia presenza di poligoni usati per le esercitazioni. Il 65 per cento di quelli presenti sul territorio nazionale grava infatti sulla Sardegna. Ed è per questo che allora Pigliaru rifiutò ad apporre la sua firma al protocollo d'intesa.
Il presidente anche ieri ha ribadito che tra le richieste presentate al ministro della Difesa, Roberta Pinotti, c'è proprio quella di prolungare il blocco delle esercitazioni, anticipando l'inizio al 1 giugno e posticipando la conclusione al 30 settembre. Un problema che riguarda in particolare Capo Frasca, dove il blocco delle esercitazioni è il più breve all'interno delle basi militari sardi, e copre cioè solo luglio e agosto. Il poligono, infatti, è tornato operativo il 2 settembre. Di qui la richiesta del sindaco di Arbus, Franco Atzori, di fermare le esercitazioni per tutto il mese. «Quello che è successo in questi due giorni, decine di ettari di macchia mediterranea di pregio e palme nane andati in fumo – tuona il primo cittadino – è il massimo della vergogna in un territorio che vorrebbe avere una vocazione turistica».
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